“Un tram che si chiama Desiderio” Tennessee Williams Einaudi

“Scendono le prime ombre di una sera di inizio maggio.

Il cielo che si staglia sul bianco dell’edificio è di un blu particolarmente delicato, quasi turchese, che conferisce alla scena un che di poetico e che con la sua grazia attenua quell’atmosfera di decadimento.”

“Un tram che si chiama Desiderio”è espressione pura del contrasto non solo cromatico.

È scontro di due realtà inconciliabili, chiuse in un pericoloso triangolo dove ognuno interpreta la sua parte.

È il distillato di un’America che si disperde in più voci, roche, maldestre, come se la tonalità lessicale servisse a mostrare con determinazione una frantumazione degli estremi.

Nelle figure di Stanley e Blanche si evidenzia un corpo a corpo tra realtà e finzione, senza filtri ad addolcire il testo.

È la diversità che esplode turbando equilibri instabili, il disarmonico stridio di un percorso ideativo differente.

Rileggere a distanza di anni l’opera di Tennessee Williams, pubblicata da Einaudi e curata da Paolo Bertinelli, significa rivisitare il proprio approccio alla lettura.

Individuare passaggi che in età giovanile erano sfuggiti, immergersi nella poetica di una prosa che lascia molto spazio alla fantasia del lettore.

Confrontarsi con una mentalità e una espressività che incarnano un tempo storico, lo circoscrivono senza appesantire il linguaggio simbolico.

“New Orleans è una città cosmopolita, dove, nella parte vecchia, c’è una coesistenza relativamente tranquilla e cordiale tra gente di razze diverse.”

L’arrivo della sorella di Stella è una fiamma che incendia questa dimensione statica, decompone il rapporto tra uomo e donna, mette in luce “la crudeltà deliberata”.

“In questo oscuro cammino, da qualsiasi parte ci porti …. non dobbiamo restare indietro, non dobbiamo restare indietro, insieme alle bestie!”

Se è vero che “la vita è una gara di tutti contro tutti” sarà più facile cogliere nel finale l’originalità dello scrittore.

Scene che si sovrappongono in un crescendo enfatico, passando dallo strazio alla ribellione, dalla passività alla pietas.

Mentre la musica stempera le emozioni ci lasciamo avvolgere dalla voluttà di una sensualità che tutto perdona.