“Ai sopravvissuti spareremo ancora” Claudio Lagomarsini Fazi Editore

“Tornare nella stradina che porta alla vecchia casa, oggi, mi ha dato un brivido sinistro.”

Una voce narrante lontana, persa in un passato difficile da decifrare.

Nel luogo dell’adolescenza trova i quaderni del fratello e inizia a leggere cercando forse quella verità che gli è sfuggita.

“Ai sopravvissuti spareremo ancora”, pubblicato da “Fazi Editore” ha due tonalità che volutamente non collimano.

Da un lato il presente vissuto da un adulto, dall’altro le pagine di un adolescente.

Tempi storici e linguaggi differenti mostrano la necessità di diluire la narrazione, dando il tempo al lettore di comprendere.

Fatta eccezione per la coniugazione dei verbi irregolari, non ho grandi abilità, so bene di essere uno sfigato. “

 

“E se ora parlassi di mio padre?

Non sono mai andato a trovarlo, viene lui due volte l’anno.”

La schiettezza di chi non si è adattato all’assenza e subisce come affronto personale la presenza di “Wayne”, amante della madre.

I soprannomi, le bevute, i litigi, gli scherzi rozzi fanno pensare ad una condizione esistenziale priva di poesia.

Si intuisce che qualcosa sta per turbare l’equilibrio di una famiglia che pur volendo mantenere le apparenze di unità mostra lande disarmoniche.

Le figure femminili si muovono in un teatrino inverosimile dove a dominare è la figura maschile.

I diari si interrompono e nelle parti strappate si intuisce lo straniamento e il disagio.

Claudio Lagomarsini descrive una micro società dove incomprensioni, silenzi e arroganze dissacrano l’innocenza dell’infanzia.

Sta a guardare l’evoluzione della storia introducendo piccoli indizi.

Una commedia che si trasforma in tragedia mentre gli orologi si fermano per sempre.

“Continua a sfuggirmi qualcosa di fondamentale nella natura dei protagonisti, che evidentemente erano spinti da una ferocia più complessa, o al contrario erano mossi da pulsioni talmente elementari e animalesche da sfuggire al laccio di ogni ragionevolezza.”

A chi resta gravoso è il peso di sopravvivere al dolore e di accettare gli spigoli e le colpe che hanno frantumato ogni redenzione