Intervista a Claudio Lagomarsini autore di “Ai sopravvissuti spareremo ancora: Fazi Editore.

@CasaLettori dialoga con ClaudioLagomarsini

 

Nel romanzo la rielaborazione del passato è una terapia al dolore?

“Penso di sì, ogni volta che rielaboriamo il passato ci sottoponiamo a lavoro. Non a caso, una parte importante delle terapie psicoanalitiche si fonda proprio su uno scavo nel passato. Nel romanzo, però, il fratello del narratore non sceglie di sottoporsi a questo percorso nella memoria, ma è costretto a farlo dalle circostanze della vita.”

Quali sono stati i riferimenti letterari  che l’hanno accompagnata nel viaggio della memoria?

“Un riferimento importante (tra gli altri) è stato un libro di Philip Roth che ho molto amato: Lamento di Portnoy. Anche là prende la parola un ragazzo, che è prima di tutto un figlio; e al centro di tutto si trova il groviglio inestricabile delle relazioni familiari. Sullo sfondo di quel libro sta la provincia americana: la sua è Newark, alle porte di New York, la mia è la provincia sul confine fra Toscana e Liguria.”

È riuscito a creare due registri narrativi. Quanto è stato complicato riprodurre la voce di un adolescente?

“Non così complicato, direi: intanto perché la mia adolescenza è lontana ma non è ancora confinata nel passato remoto. E poi perché Marcelloè un adolescente molto particolare, decisamente più maturo dei suoi coetanei: ci siamo incontrati a metà strada.”

Nella descrizione di un substrato antropologico preciso c’è la necessità di mostrare quel pezzo di umanità senza freni inibitori?

“È una necessità che ho avvertito, sì. Ad esempio, nelle primissime pagine si incontra una bestemmia che ci lascia interdetti, perché se ne trovano di rado in letteratura, e rarissimamente al cinema. Ma a tutti noi, specialmente in alcune regioni d’Italia, capita di avere a che fare con persone che bestemmiano. Non è una cosa elegante né bella, ma l’umanità è fatta così, e il romanzo parla proprio di esseri umani osservati “in purezza”.

L’assenza del padre è metafora di una più complessa mancanza di riferimenti affettivi?

“Gli uomini che circondano Marcello  sono troppo impegnati a fare i duri per poter amare ed essere riamati. Questo provoca in Marcello un senso di disorientamento.:

Si percepisce uno squilibrio tra figure femminili e maschili, quanto è obbligatorio ricorrere a questi modelli?

“Descrivendo un ambiente sociale molto specifico, dove uomo e donna hanno (o avevano) un ruolo preciso, era inevitabile rappresentare questa polarizzazione nei miei personaggi. Ma non è tutto così nero o bianco: per esempio, in Marcello c’è una forte componente “femminile”, e la nonna ha anche comportamenti “maschili.”

La riproduzione di pagine strappate e cancellate serve a costruire un climax che preparerà il lettore al finale?

“Per me le pagine strappate indicano un esercizio di autocontrollo da parte di Marcello. La sua censura ferocissima agisce su più livelli: ci sono le cose che non ci dice (ad esempio non parla volentieri dei propri sentimenti); ci sono le cose che dice e poi cancella; infine ci sono le pagine strappate, segno un pentimento più profondo. Come osserva il Salice, dobbiamo farci bastare le pagine sopravvissute. Agli spari evocati nel titolo del romanzo non sopravvivono solo le persone, ma anche le parole.”

La drammaticità degli eventi si evolve al rallentatore, quali connessioni tra cinema e letteratura?

“Nel romanzo c’è molto cinema, dai western adorati da Wayne ai vecchi film con James Dean. Da spettatore, confesso di non amare molto i film di azione, in cui deve per forza esserci una svolta a ogni scena. Preferisco le narrazioni che si prendono il loro tempo e costruiscono la propria potenza sull’accumulo progressivo di scene apparentemente ripetitive ma diverse: ho cercato di strutturare così anche il mio racconto. E alla fine l’accumulo non può che far scoppiare la diga…

 

Se dovesse riscrivere il testo cosa cambierebbe?

“Darei una risposta più sensata se potessi congelare la domanda e tornarci tra qualche anno, quando sarò maturato ulteriormente. Mi propongo di approfondire i personaggi femminili e mettermi meglio nei loro panni. È un aspetto su cui mi piacerebbe concentrarmi nei lavori che verranno.