“Quaderno a cancelli” Carlo Levi Einaudi

“Questo spacco rovinoso va fino ai confini del mondo, copre di macerie ogni cosa, è la sola realtà.

Dove erano campi e prati verdi, ora c’è un abisso nero, dove erano muri e finestre e balconi, calcinacci informi, macerie orrende di polvere.”

Immagini che trasformano la scrittura in un immenso affresco dove perdere le coordinate spazio temporali.

Trovarsi a galleggiare in una galassia che nell’asprezza delle forme e dei colori mostra la dolente solitudine dell’uomo.

“Quaderno a cancelli” è necessità di liberarsi dalle catene di un corpo oppresso, dalla pesantezza dei ricordi.

Corrono le parole, vergate con il desiderio di sfuggire alla “futilità” e nel ripetersi indistinto del fonema c’è l’eco di un profondo turbamento.

“Non è mai notte, ma solo splendore nel buio, illuminazione, luminaria, che può ricondursi quasi a nulla ma subito si riaccende, come una lucciola gigante, una lucciola universale”.

Nel contrasto tra due estremi si combatte la lotta tra istinto e ragione mentre ombre impercettibili, simili a carezze, si diffondono, espandendosi in figure cristallizzate nell’immobile scansione dell’attimo.

Cosa è l’infinito? Come definirlo?

“Il grande cancello nero è ancora là, quasi abituale e dimenticato, e copre ogni cosa, pur sottile, con la sua unta grassezza di inchiostro litografico”.

Un filo lega insieme sensazioni e visioni: “annodato, attorcigliato, ripiegato mille volte su sè stesso”.

Carlo Levi costruisce un’impalcatura surreale dove evidenti sono gli spiragli interpretativi.

Affidarsi al fiume che non trova requie, adattare il respiro a quello accelerato dell’autore, scendere, salire, mescolare e confondere.

“Guardare, guardare dal fondo, dentro il tubo del periscopio.”

Si sgranano e si riassemblano giochi linguistici e sillogismi.

Alla fine della lunga corsa siamo senza fiato e ritorniamo sul testo, sulle frasi sottolineate, sui verbi che si confondono nell’enfasi del narrare.

Provare a “togliere quello che copre, e quindi inventare, trovare quello che era coperto.”

Imparare a scoprire il nuovo nel quotidiano, sbalordirsi e sbalordire.

 

 

 

 

 

 

3 thoughts on ““Quaderno a cancelli” Carlo Levi Einaudi

  1. La cecità, un mondo privo di tempo e di spazio.
    Immagini che si susseguono…
    Un libro intimo, in cui l’autore riversa i suoi pensieri, le sue sensazioni, il suo malessere.
    Grazie per presentazione e scelta, sempre ineccepibili.

  2. “Trovare quello che era coperto”, richiede tanto lavoro e tanta forza. Ma serve per riscattarsi quindi ne vale la pena. Una recensione che invita alla lettura.

  3. Mi incuriosisce molto il titolo. “Quaderno a cancelli”. Cancelli chiusi, aperti, da scavalcare o attraverso i quali poter spiare i ricordi? Certamente un libro che grazie alla tua recensione viene voglia di leggere.

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