“Senti che vento” Eleonora Sottili Einaudi

“Senti che vento”, pubblicato da Einaudi, profuma di fiume, di terra e di tempesta.

Si percepisce il respiro di elementi che si incontrano e scontrano, il fragore di un tuono, la violenza del temporale, lo scroscio di una pioggia incessante.

“Dopo, ci fu solo acqua.

Un’acqua melmosa, tutta insieme.

Oltre i pontili e i muri, oltre gli appezzamenti d’erba.”

Un’invasione che trascende oggetti e paesaggi, entra nella pelle, buca ogni cavità nascosta, ogni pensiero rimosso.

In questo ambiente rarefatto, immerso in una luce incostante, “odorosa di alghe e di muffa”, si cerca di recuperare quel filo sottile che collega passato e presente.

Il tempo si rapprende, assume una consistenza oleosa ascoltando la voce narrante.

Un suono che si espande, crea ridondanze visive, scarti emozionali.

Agata e quell’abito da sposa che sventola come un vessillo che ha perso la direzione.

Donna che, insieme alla madre e alla nonna, non fugge abbandonando il luogo dei ricordi.

Attende che ritorni la quiete, che la burrasca si plachi.

Una pausa che assume dimensioni catartiche, perché esplora i sentimenti.

Il matrimonio con Giacomo assume contorni estranianti, diventa una immagine sfocata.

Torna invece con prepotenza l’attrazione che non conosce regole, la tenerezza fantasiosa di un incontro.

Due uomini, due destini, il contrasto tra ragione e sentimento.

E il bisogno di essere diversa dalle donne che la circondano, entrambe inquiete colombe che non hanno potuto spiccare il volo.

Una scatola di vecchie foto, la chiave di un albergo e la rivelazione che la vita costringe a scegliere.

Eleonora Sottili affascina e trascina, coccola e abbraccia, commuove e crea aspettative.

Ha una scrittura di una purezza sconvolgente, una capacità di dirottare la trama e di riportarla alla foce del desiderio.

Riesce a restituire ad una anziana signora la dignità di  protagonista della Storia.

“Forse volevo anche sapere cosa si fa coi segreti, con il potere straordinario che ti danno e che però, a tratti, vorresti smettere di avere”.

Sentirsi a casa, in quel luogo magico dove ogni stanza, ogni finestra, ogni oggetto è pensato, studiato, vissuto.