Intervista a Massimo Carlotto, autore di “La signora del martedì” Edizioni e/o

@CasaLettori dialoga con Massimo Carlotto, autore di “La signora del martedì” pubblicato da edizioni e/o

 

Quale è stata l’ispirazione che l’ha portata a scrivere “La signora del martedì”?

“In realtà questo romanzo è frutto di un lungo periodo di riflessioni, volevo scrivere di tanti temi diversi, stratificarli in una storia che mi permettesse di evadere felicemente dai canoni del genere, ma l’ispirazione è arrivata casualmente mentre ero in fila a un ufficio postale dove ho incontrato uno dei personaggi: Il signor Alfredo. Indossava abiti maschili ma ricordavo di averla vista vestita da donna…”

 

Rispetto ai precedenti libri si percepisce un cambiamento radicale, il bisogno di scuotere la struttura del poliziesco?

“Il poliziesco e il noir hanno sempre raccontato la società, usando il crimine come lente di ingrandimento per osservare la realtà. L’Italia che abbiamo raccontato finora è cambiata e dobbiamo stare al passo, esplorando nuovi territori narrativi e sperimentando necessari meticciati con altre forme del romanzo. Un momento esaltante dal punto di vista creativo.”

 

Che ruolo ha la casualità nella traccia narrativa?

“Fondamentale. Il caso (e le sue ambiguità) modificano la realtà dei protagonisti nello stesso modo in cui interviene nelle vite di tutti noi. All’improvviso e senza annunciarsi. Per troppo tempo il genere ha imposto una rimozione del caso in nome di un’architettura della trama solida e priva di equivoci, ma il caso è una variabile fin troppo evidente. Forse continuiamo a non rassegnarci alla sua esistenza.”

 

La scelta di tre figure marginali: quanto è difficile oggi proporre una realtà non edulcorata?

“Credo che sia compito della letteratura frugare la società alla ricerca di tutti quei personaggi che possano rappresentare ciò che non conosciamo o non vogliamo vedere, ascoltare. Si tratta di introdurre nel romanzo quella complessità che sfugge sempre di più alla banalizzazione dei contenuti, che assedia la possibilità di costruire uno sguardo critico sull’esistente. I tre protagonisti della vicenda sono marginali ma i loro corpi sono stati “usati” socialmente. Io racconto il loro “dopo”.

 

Si ha la sensazione che i personaggi, pur muovendosi in contesti ostili, mantengano una forte dignità. Una lettura che sovverte una visione del mondo in bianco e nero?

“Sovvertire l’immaginario sconfitto che ci domina proponendone un altro dove la dignità sia l’elemento fondante delle esistenze delle persone. Sappiamo tutti quanto sia difficile vivere in questa società, quanto sia individualmente faticoso. Basta poco per finire fuori campo, perdersi ai margini. Riproporre riscatto e dignità mi sembrava la strada giusta da percorrere insieme ai miei protagonisti.”

 

Quanto c’è dell’uomo Carlotto nel testo?

“Il vissuto emerge sempre nella scrittura. A un certo punto del romanzo la “signora” lo spiega al suo gigolò…”

 

I protagonisti si svelano lentamente, un invito a non fermarsi alle apparenze?

“E a scoprire la complessità che si cela nelle loro esistenze. Tre personaggi “bollati” da evidenze legate alla professione, al genere e al passato. Le apparenze ingannano: sono la grande trappola in cui rischiamo continuamente di cadere e che ci rende deboli, incapaci di capire.”

 

Il declino fisico come consapevolezza di una nuova fase dell’esistenza?

“Viviamo in una società ossessionata dal corpo, in cui ogni singolo aspetto della “cura” è diventato business. Campiamo sempre più a lungo, grazie anche ai progressi della medicina ma arriviamo alla vecchiaia davvero consapevoli o abbiamo usato il nostro corpo al di là delle reali possibilità? Magari per riuscire a essere competitivo nel lavoro? Alcune delle domande a cui i miei personaggi tentano di dare una risposta.”

 

“La signora del martedì” avrà un seguito?

“Me lo chiedono in tanti. Al momento non ci ho ancora pensato.”

 

Se dovesse usare tre aggettivi per definire la sua prova narrativa, quali userebbe?

“Intensa, ironica e perché no? Nuova. Abbiamo sempre bisogno di novità. Oggi più che mai.”