“Nostalgia di Dio” Lucia Calamaro Einaudi

Chi, chi può affermare che esista, lei, la città, se il mio ragionamento, la mia ragione, non arrivano nemmeno a certificare che io esisto, io: l’uomo.”

Il dubbio come un’arma affilata è quella costante che sbilancia e confonde, mostra l’incompiutezza e l’effimero.

È osservazione e ascolto, trascendendo l’apparenza.

In “Nostalgia di Dio”, opera teatrale in due atti, pubblicata da Einaudi, quattro personaggi sembrano interrogativi viventi.

Non si accontentano di accettare la mediocrità di una città che li schiaccia, di una periferia morente.

Le parole arrivano veloci e nei dialoghi non c’e spazio per la mediazione.

Francesco, “uomo a metà che va controvoglia verso la sua solitudine”, è l’Ulisse che si è arenato dopo il fallimento matrimoniale.

Cecilia, ex moglie, stanca di prendersi cura “di una persona devitalizzata, nevrotica, maniacale”, è figura che nell’emancipazione trova il suo riscatto.

Simona, convinta che Dio sia “piccolo, potente, un concentrato di energia”, problematica, irrisolta, donna così vera da sentirne il respiro.

Alfredo è voce della coscienza, rappresentazione della esperienza mistica.

La visita delle sette chiese è pretesto per confrontarsi con sacro e profano, per denunciare la decadenza della città, metafora di ben altre rovine.

“Il silenzio. Talmente assordante..

Un abisso, il mondo dei rumori.”

La drammaturga, regista e attrice Lucia Calamaro ci invita ad esplorare il senso e la profondità della nostra spiritualità.

Mostra pensieri diametralmente opposti regalando al lettore la visione di un’infinità di opzioni.

Ritorna al nucleo di tutto, all’origine e nel farlo si serve del sogno e dell’immaginazione.

Unisce vita e morte in un unico abbraccio, stringe a sè i suoi protagonisti, ne libera l’anima e la trasforma in soggetto di riflessione.

Sceglie i tempi, le pause, introduce brani poetici, fa percepire il baratro e con leggerezza invita a superarlo.

Il suo è un immaginario sconfinato dove lacrime e risate camminano insieme, come sorelle gemelle.

Riempie il testo di vento e di luce, della notte come “un immensi barattolo di inchiostro”, di visioni in chiaroscuro mentre con prepotenza la vita è “un grumo di forza al di là della natura.”

4 thoughts on ““Nostalgia di Dio” Lucia Calamaro Einaudi

  1. Dubbi esistenziali,un reticolo di amici,ciascuno con le proprie attese, frustrazioni e desideri,quattro personaggi che “sembrano interrogativi viventi” che cercano indagare i loro problemi ed il “il senso e la profondità della nostra spiritualità.” Un affresco di vite irrisolte.

  2. L’eterno dubbio esistenziale.Il tempo metaforicamente scandito dalla pallina da tennis. La nostalgia dell’infanzia, quando Dio era un bambino in braccio alla Mamma
    Grazie Maria Anna per questi spunti di lettura veramente imprescindibili.

  3. Un intreccio di storie che si svolge all’insegna delle domande esisteziali, un mondo di fondamentali “perché?”. Recensione interessante.

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