Intervista al giornalista Francesco Musolino, autore di “L’attimo prima” Rizzoli

@CasaLettori dialoga con il giornalista Francesco Musolino, autore di “L’attimo prima” Rizzoli

 

“L’attimo prima” è un viaggio molto intimo, la scrittura ha una valenza catartica?

“Questa storia trae forza dalle mie emozioni, dal magma incandescente di sentimenti scaturito da una perdita. Ma non volevo fosse un libro ombelicale, un memoir personale, per questo motivo ho atteso e cercato la giusta distanza. Ho scelto di raccontare la storia di un ragazzo che mi somiglia ma con un’indole statica, lontana dal mio sentire. Scrivendo mi sono liberato e confrontato con ciò che tenevo a distanza di sicurezza. Sì, è stata un’esperienza catartica.”

 

Il tempo ha una sua linearità, la necessità di scandire prima e dopo?

“L’attimo prima è quel momento esatto in cui tutto è possibile, un futuro felice e ineluttabile. L’attimo prima deve essere inteso in senso totale: prima di dichiarare il proprio amore o magari, prima di cambiare lavoro o città. Progettiamo il nostro tempo per timore di perdere il controllo ma quando la vita scalpita e ci mette al tappeto, dobbiamo essere pronti a ricominciare, a rialzarci, scoprendoci più forti di prima.”

 

Il trauma della perdita viene vissuto come soggetto sacro. Perché?

“Ci spaventa l’idea di perdere il controllo. Siamo abituati a considerare la perdita come un insieme di “mai più” e finiamo per voltare le spalle al futuro, crogiolandoci nei ricordi. Collezioniamo momenti felici ma finiamo per farci del male. Per questo credo sia necessario provare, tentare di cambiare prospettiva rispetto al lutto. Teniamo con noi la gioia senza paura di dimenticare qualcosa, lasciando spazio all’avvenire.”

 

Sogni e demoni, quale prevale nella narrazione?

“L’uno e l’altro. Non c’è gioia senza dolore, non c’è giorno senza la notte. Questo è un racconto di luce ma ciò significa che Lorenzo si era perso e ha scelto di provare a ricucire i pezzi del proprio cuore.”

 

Quanto è pericoloso dimenticare?

“Ci sono momenti in cui, come accade in Funeral Blues di W. H.Auden, vorremmo poter fermare il tempo. Ma dimenticare è inevitabile. Le persone che abbiamo perso sono più vicine al nostro cuore solo perché le veneriamo come reliquie? Non credo.”

 

Ha curato molto l’identità dei personaggi, il bisogno di dar loro un’appartenenza non solo letteraria?

“Questo libro ha avuto un tempo di scrittura diviso in due fasi. La prima è stata emotiva, con la seconda ho scelto di dare importanza a tutti i personaggi, anche a quelli che sfilano via dalla pagina. Ci sono vite che ci corrono vicino ma noi scegliamo di dar loro attenzione. Lo sguardo, in narrativa, mi affascina e apre realtà che ignoriamo.”

 

La sua Sicilia è poetica, malinconica, rarefatta. Ha voluto restituirle quella magia troppo spesso negata?

“Detesto l’immagine statica della nostra isola come una cartolina piena di stereotipi. Una terra così grande, ricca e dolente – ahimè – masticata e mal digerita fra fiction e narrativa. La Sicilia merita di essere scoperta, amata e criticata. Volevo raccontare una versione selvaggia e quotidiana, persone che non parlano ossessivamente in dialetto e fanno lavori normali. Un posto bellissimo da cui è legittimo anche aver voglia di scappare via.”

 

Come vincere la paura di affrontare il dolore?

“Con il tempo. Con l’amore. Non ci sono lezioni e insegnamenti in questo libro, facciamo un viaggio insieme e proviamo a capire come metterci in salvo in caso d’incendio.

 

Quale la simbologia dell’Etna?”

“È la quintessenza della natura siciliana, madre e matrigna, violenta e bellissima, spigolosa e maestosa, femmina e vitale. Il simbolo di una terra che porti dentro il cuore ma che talvolta sembra fare di tutto per osteggiarci, per ricordarci che siamo un battito di ciglia. Per questo dobbiamo ricordarci che la felicità è fatta anche di piccole cose, di stupidaggini.”

 

Quanto ha influito nella scrittura la narrazione giornalistica?

“Sono piani vicini ma assai diversi. Per scrivere “L’attimo prima” è stato necessario cambiare passo, scegliere di scendere in profondità nei sentimenti. Scrivere questo libro è stato come prendere una lanterna e uscire nel buio della notte.”

 

Il suo protagonista è riuscito a separarsi dal passato?

“Separarsi dal passato sarebbe un errore. Lasciare la Sicilia non significa fare atto d’abiura. Voltare pagina è necessario ma le nostre radici – sentimentali e geografiche – formano il nostro animo, ci danno forza. Credo davvero, come scrisse Emily Dickinson, che “l’Assenza è presenza concentrata”. Le persone amate e perse ci mancheranno sempre. Ciò non significa che tornerà più il tempo del sorriso.”

 

“Esiste una grammatica dei sapori” che nel romanzo ha saputo regalare. Un omaggio alla sua terra?

“Un omaggio alla nostra cucina e non solo. Ci sono piatti che fanno famiglia, che raccontano i momenti felici passati a tavola, fra chiacchiere e risate. Penso alla pasta al forno della domenica, allo spezzatino di patate, agli involtini di pesce spada con i pomodorini. Non ci sono ricette dentro questo libro ma cristalli di memoria, di sapore e passione. Amo leggere di cucina, mi affascina il percorso con cui nascono i piatti di Massimo Bottura o Angela Frenda. Ci sono molti libri che parlano della perdita, io ho scelto di usare il cibo come metafora verso il cuore.”

 

Tornerà Lorenzo?

“Non adesso, forse un giorno, chissà. Sicuramente mi ha travolto l’emozione di scriverlo e poi confrontarmi con i lettori alle presentazioni che mi hanno raccontato il loro personale attimo prima.”

 

Un autore straniero che le ha fatto compagnia mentre elaborava il testo?

“C’è un libro importante che ho tenuto con me. “Il posto” di Annie Ernaux. Me l’ha consegnato un amico, Marco Missiroli. Dentro quel libro, in tutti i libri della Ernaux, c’è la capacità di strappare il sipario senza mai far mostra del proprio dolore con una prosa di rara potenza.”

 

Quanto è faticoso emergere vivendo al Sud?

“Moltissimo. Siamo distanti da tutto ma non può essere un alibi.
Il successo di @CasaLettori, se posso dirlo, dimostra che serve faticare il triplo per emergere da quaggiù. Ma ne vale la pena.”

 

Un sogno nel cassetto?

“Imparare a vivere il presente senza rinunciare a far progetti per il futuro.”

2 thoughts on “Intervista al giornalista Francesco Musolino, autore di “L’attimo prima” Rizzoli

  1. Bellissima intervista che integra la lettura del libro già di suo molto piacevole. Grazie Maria Anna per queste occasioni speciali che ci regali.

  2. Memoria di profumi e sapori della propria terra, qualcosa che ci forma e inevitabilmente rimane. Bella intervista, rivelatrice di profondi sentimenti.

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