Intervista a Lorenzo Marone, autore di Inventario di un cuore in allarme” Einaudi Stile Libero

@CasaLettori dialoga con Lorenzo Marone, autore di “Inventario di un cuore in allarme” Einaudi Stile Libero

“Inventario di un cuore in allarme”, un titolo che incuriosisce. Cosa l’ha ispirata?

“La voglia di parlare di paure, fragilità, imperfezione, il desiderio di condividere il mio sentire. Parlo di me, ma in verità amplio lo sguardo a quelli che sono temi molto importanti nella società di oggi. C’è bisogno di questo, di partire da sé per poi saper leggere meglio ciò che accade intorno.”

 

Il libro si differenzia dalle precedenti prove narrative, il bisogno di ascoltare quella parte di sé nascosta?

“Questo libro è una ricerca, la mia personale ricerca di un modo di stare al mondo, di sentirmi utile per me e per chi mi è intorno, una forma di accettazione di ciò che siamo, dei nostri limiti di esseri umani, in un tempo nel quale si tende alla perfezione, alla crescita personale esasperata, al successo, all’onniscienza.”

 

Quanto è difficile mostrare le proprie paure?

“Io non lo trovo particolarmente difficile, però mi rendo conto che per molti lo è, che molti faticano ad aprirsi, a restare in ascolto di sé, e questo è un bel problema.”

 

“Coltivate il dubbio”, il filo conduttore della narrazione?

“Sì, e la curiosità, abbiamo bisogno di nuove generazioni di curiosi, avidi di conoscenza, coraggiosi.”

 

Ordine e caos, quale prevale?

“È tutto caos, e prima lo si capisce, prima si campa meglio.”

 

Ha dato corpo e voce all’ipocondria, un atto liberatorio?

“Per certi versi sì, anche se mi sono esposto parecchio.”

 

È la felicità ad intimorire o l’idea della sua effimera presenza?

“La felicità fa paura, perciò non ci fermiamo mai ad ascoltarci, per non sentirla, diceva Bufalino.”

 

Cosa le è mancato nell’infanzia?

“Ho avuto molti vuoti da colmare.”

 

Che approccio psicologico seguire per rimarginare le ferite?

“Ho fatto tanta terapia, ma l’ipocondria è un qualcosa con la quale alla fine devi convivere, volente o nolente. Di certo so per esperienza personale che gli psicofarmaci servono a poco.”

 

Napoli è poco presente, si è trasformata in uno stato d’animo?

“Napoli mi ha insegnato l’ironia, siamo una terra che da sempre combatte l’ipocondria con la profonda leggerezza.”

 

Come è riuscito ad intrecciare letteratura e filosofia?

“Sono un uomo curioso.”

 

La natura immutabile e la spiritualità, quali relazioni?

“Credo, ma faccio molta fatica. Sono un uomo spirituale, e la natura in ogni sua forma mi lascia stupefatto.”

 

È molto coraggiosa la consapevolezza della propria imperfezione, come immagina la reazione dei lettori?

“Non so, alcuni ci si identificheranno, altri probabilmente lo prenderanno come lo sfogo di un pazzo; ma non si parla di me qui, si parla di morte per parlare di vita, di tempo, di caos, destino, scelte.”

 

Non manca un sarcasmo pungente nei confronti delle cure palliative.

“Il cervello è una sfoglia di cipolla, diceva mio nonno.”

 

“La vita, una solitaria oasi nel nulla”, la scrittura riesce a colmare i vuoti?

“In parte, a volte è un aiuto prezioso.”

 

Quanto è cambiato come uomo dopo la stesura del libro?

“Sono lo stesso di sempre.”

 

Un messaggio a chi la leggerà?

“Fate buon uso del tempo.”

 

Progetti futuri?

“Sto scrivendo il nuovo romanzo.”