“Tropicario italiano”Fabrizio Patriarca 66thA2ND

“È una giovane Europa disarticolata e migrabonda che sfila verso il check- in ognuno a reclamare la sua porziuncola d’Eden con annessa spiaggia corallina, sparuti ombrelloni di paglia e un minibar.”

“Tropicario italiano”, pubblicato da “66thA2ND”, sa coniugare una pungente ironia ad una mappa geografica originalissima.

Immaginate il protagonista, “cresciuto nel Culto della Compagnia Alitalia” costretto dalla consorte ad accontentarsi di rotte low cost.

“Tu devi avventurarti fra i pericoli dei carrelli in slalom, nel fitto di fumatori in crisi d’astinenza, che un poco ti somiglia.”

In compagnia di sposi novelli che nella meta da raggiungere intravedono il sogno di una vita, “famigliole con bambini dall’all’aria impaziente, bambini assuefatti alla vista del paradiso in questione.”

Il viaggio si svuota di ogni valore simbolico trasformandosi in una commedia tra selfie e sorrisi forzati.

Le Maldive “una succursale dell’inferno”, Bora Bora “una tortura d’infrarossi”, Bangkok “governata da un potere depresso”.

Un’analisi interessante tra luogo e non luogo, apparenza e realtà.

Fabrizio Patriarca svela l’artificio costruito ad arte, modellato con un preciso obiettivo: spegnere la magia della scoperta, inaridire il bisogno di conoscenza.

Un folclore forzato, la sceneggiata di un mondo privilegiato dove resta confinata fuori la conflittualità.

L’anima del paesaggio, la storia di un popolo diventano cartoline dai colori sgargianti.

“Nella sua dimensione di immensa e incredibilmente redditizia industria globale il turismo ha soppiantato le motivazioni personali al viaggio in una pletora di urgenze collettive.”

Contemporaneamente la sovraesposizione mediatica di archivi altrui, tra video e post è la dimostrazione di “esserci, di esistere”.

Al nostro viaggiatore resta il conforto di quei letterati che nel partire hanno cercato un proprio spazio identitario.

Poeti e scrittori ci accompagnano in questa passeggiata mentre insieme a Montale “il cammino finisce a queste prode, che rode la marea col moto alterno. Il tuo cuore vicino che non m’ode salpa già forse per l’eterno.”