“Salina I tre esili” Laurent Gaudé Edizioni e/o

 

Un cavaliere venuto da lontano e il pianto di una neonata illuminano il palcoscenico mentre il sole brucia e la terra si ricopre di crepe.

“Salina I tre esili”, pubblicato da edizioni e/o, ricorda la mitologia tracciando nette distinzioni.

Nella composizione della storia c’è qualcosa di arcaico.

Un ritorno alle origini dell’uomo, quando ogni sentimento era amplificato da un approccio semantico essenziale.

Bene, Male, Odio, Amore: colori non diluiti nella tela di una narrazione che mantiene il ritmo lento di una antica favola.

La figura di Salina è rappresentazione perfetta della femminilità e nelle sue avventure riusciamo a ritrovarci.

È bambina abbandonata, giovane violata, donna vendicativa, madre innamorata.

È espressione di una saggezza imparata nel deserto, indomabile guerriera che si è cibata di “polvere, battaglie, vagabondaggi e rabbia”.

Nella sua gestualità ci sono orme di una profonda relazione tra umano e divino, in un incastro perfetto.

Si respira il sussurro di un ignoto sortilegio racchiuso nelle collere del vento.

Tre esili che hanno il sapore aspro di una condanna diventano occasioni di riscatto, lenta, progressiva ricomposizione di frammenti avvelenati dal dolore.

A raccontare la sua storia è il figlio della riconciliazione: Malaka.

“Il tempo è come sospeso.

Niente viene a rompere l’intensità della notte.”

Nella prosa lacerante di Larent Gaudé ci sono toni sommessi mescolati a forti scosse emotive.

L’ultimo viaggio della nostra meravigliosa eroina si rifà al teatro greco non solo nella costruzione delle immagini.

Si sentono le valenze sociali e la connessione con l’epica.

Mentre le porte di un nuovo mondo si aprono per accogliere la donna dai tanti volti si scioglie quel groviglio di percezioni che ci ha accompagnato pagina dopo pagina.

Resta il ricordo che non sarà mai disperso nel vento.