“Topeka School” Ben Lerner Sellerio Editore

 

“Topeka School”, pubblicato da Sellerio Editore, va assaporato lentamente cercando di cogliere l’originalità del costrutto.

Il passaggio da un personaggio all’altro, in una asimmetria logica certamente studiata, esce dallo schema di una narrazione statica.

Il movimento del pensiero offre un quadro sorprendente delle capacità mentali dell’individuo.

Nell’interpretare le forme e i colori che ci celano dentro l’elaborazione di scelte e di connessioni interpersonali si regista un disegno sinaptico che sollecita l’intelligenza del lettore.

Ambientato del Midwest americano, il romanzo è un provocatorio atto di accusa ad una società che sta allentando i freni inibitori, rifugiandosi in una indolenza afasica.

Sembra che al centro del narrare ci sia una famiglia di terapeuti ma in realtà la macchina fotografica si sposta sugli anni novanta.

Nelle conflittualità, nei tradimenti, nell’incepparsi delle relazioni si estrinseca un malessere che i personaggi non riescono a vivere.

È uno stato di disagio che resta sulla soglia della coscienza, una presenza oscura che solo il giovane Adam riesce a cogliere.

Vede “il sublime ripetersi di uno schema sempre identico” e in questa replica è compressa la tragedia della contemporaneità.

L’arte oratoria diventa una gara che nel trastullo di un ritmo accelerato perde il calore della parola.

Parola che ha perso spessore e consistenza, è urlo, schiamazzo o peggio replica di arcaici riti violenti.

Capro espiatorio è Darren e la sua esperienza entra nello spazio della prevaricazione.

Ben Lerner sa di provocare e si diverte a inserire piccoli indizi per una lettura psicoanalitica.

Viene in mente il suo “Odiare la poesia” e nel cercare le similitudini letterarie si scopre che ancora una volta lo scrittore regala il bianco e il nero, l’ombra e la luce ma anche “fiochi scintillii di significato alternativo”.

Regala la speranza di un vuoto che finalmente si riempie di contenuti.