“Suite per Barbara Loden” Nathalie Léger La Nuova Frontiera

 

“Barbara Loden è nata nel 1932, sei anni dopo Marilyn Monroe, due anni prima di mia madre, lo stesso anno di Elizabeth Taylor, Delphine Seyrig e Sylvia Plath. Ha trentotto anni quando nel 1970 dirige e interpreta Wanda.”

Nathalie Léger in “Suite per Barbara Loden”, pubblicato da “La Nuova Frontiera”, cerca di cogliere similitudini e diversità tra le due donne.

La prima, condannata per aver assaltato una banca, la seconda intellettuale colta.

L’autrice ne spezzetta le esistenze, fa rivedere scene del film, segue tracce, le perde, le ritrova.

Cerca di comprendere perchè una regista affermata abbia voluto trasformarsi un una reietta, una perdente.

Propone immagini a rallentatore cariche di tensione emotiva e nell’assenza di movimento si percepisce il desiderio di andare oltre le parole.

Spingere la narrazione nelle zone buie della mente, interpretare la resa e l’assuefazione, il pericoloso sentiero della inesistenza.

Si sente “un’infelicità scialba” un’abbandono che si rivelerà pericoloso.

Anonime stanze d’albergo e oggetti che raccontano un quotidiano fatto di niente.

Si percepisce “uno smarrimento senza asperità e senza condivisione.”

“Volevo solo raccogliere qualche immagine, volevo trovare i materiali che parlano dell’incertezza, della sottomissione a ciò che crediamo sia il desiderio dell’altro, dell’incapacità di dire di no, di arrabbiarsi, di rifiutare, dell’impossibilità di essere disinvolti, della preoccupazione di fare bene”.

Un libro rivoluzionario che con un incedere poetico strappa i pesanti addobbi che ci relegano a marionette che non sanno dire di no.

Un invito a “non fingere più”, a non nascondere le fragilità e a riappropriarci dei nostri luoghi dei sentimenti.

 

 

 

2 thoughts on ““Suite per Barbara Loden” Nathalie Léger La Nuova Frontiera

  1. Un racconto pacato, direi rassegnato.
    Si percepiscono emozioni ma anche tante incertezze
    Grazie Maria Anna, per la recensione fatta con grande sensibilità e per la scelta

  2. Un bel romanzo in cui l’autrice, pur riferendosi a due specifiche donne, parla di tutte le donne che vengono ignorate, alle quali non si dà la possibilità di essere se stesse.
    Come ben sottolineato da te, Maria Anna, nella recensione,si coglie ‘Un invito a “non fingere più”’a non nascondersi.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.