Lidia Fera recensisce Il colore del mare in tempesta Karen Viggers

Lidia Fera recensisce Il colore del mare in tempesta Karen Viggers

 

Diversi anni fa vivere vicino al faro ed esserne il guardiano appariva come un contesto romantico nel quale condurre una vita privilegiata.

Essere circondati dagli elementi della natura e abitare in una casetta sul mare in tutta libertà, sembrava una condizione invidiabile

. Ma questa vicenda dimostra che la vita ed il lavoro di guardiano del faro non sono perfetti. La storia della famiglia Mason è: sacrificio, rinunce, solitudine e tradimenti. Un turbinio di eventi che segna le vite dei genitori Mary e Jack ed anche dei tre figli Jan, Gary e Tom. Inevitabilmente essere unici responsabili dell’istruzione e dell’educazione dei propri bambini non può essere facile, ma vivere in un luogo così isolato,  dove gli abitanti delle città vicine potevano arrivare solo con i traghetti, comportava anche questa responsabilità. Fare fronte alle intemperie del clima, poiché l’ambientazione del romanzo è in Australia sul mare dove navigando verso Sud si trova l’Antartide e affrontare anche le immancabili tempeste della vita coglie le persone impreparate, capita che le reazioni possano essere avventate o che non ci siano affatto oppure vengano subite.

Mary, la moglie è colei che tenta di affrontare la vita ma ne rimarrà sopraffatta; mentre Jack il marito e guardiano del faro rimane intrappolato nella solitudine e nelle conseguenze degli eventi, si lascerà gelare l’anima e paralizzare la vita. In questa vicenda i luoghi incontaminati e le specie animali contano parecchio, sono motivo di ricerca e quindi di lavoro per gli abitanti delle vicine città.

Le spedizioni per l’Antartide erano come viaggi della speranza con buone paghe, imbarcarsi per andare a lavorare in quei luoghi per una oppure diverse stagioni significava stare fuori anche per più di sei mesi. E, pare che quel luogo cambiasse le persone; quando rientravano dalle spedizioni non erano più libere ma legate a quel posto tanto ostile che per loro sapeva di libertà, tanto da soffrire la nostalgia del freddo e delle meraviglie di un territorio dove tutto era ricoperto di ghiaccio e di pace; dove gli esseri viventi venivano studiati per poterne conoscere le abitudini ed impedirne l’estinzione.

Ma l’Antartide cambiava anche coloro che rimanevano, vinti dalla solitudine e dalla sensazione di abbandono, come Debbie la moglie di Tom, sceglievano di lasciare i compagni di vita per trovarne di nuovi e ricominciare a vivere in maniera diversa. Praticamente queste asperità di cui non si poteva fare a meno sconvolgevano le famiglie fino anche a distruggerle. Ma come un ciclo inarrestabile e come un susseguirsi di eventi le spedizioni e i viaggiatori continuavano a fluire senza tregua. Poi, come ogni strada che inizia si snoda e finisce, anche le storie sono così. Ma talvolta i risvolti sono inaspettati e non dipendono da noi ma dagli altri, alle volte segreti inconfessati per tutta la vita si scoprono scritti in una lettera come è stato per Tom e tutto quello che fino ad allora sembrava essere improvvisamente non è più.

 

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