@LaIsaRinaldi propone una riflessione nel sito di @CasaLettori

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La verità è che di questo periodo assurdo vorrei non saperne più nulla.
Dimenticarlo in un cassettino della mente, e che rimanga ben chiuso.
Lo apro, lo apro un attimo qui, e poi che non se ne parli più, capiamo la sfumatura e poi che sfumi del tutto, e si dissolva. Prima la divido in due. Personale e collettiva.
Personale perché il Covid m’ha presa, sbem, una sberla in faccia.

Fortunatamente visitata e curata a casa da un medico illuminato, in modo appropriato, da subito.In una Lombardia col silenzio, col solo rumore delle sirene delle ambulanze tutto il giorno, quando non sai cosa succede al corpo, come mai fa così male non riesco a parlare, dottore mi aiuti.
Quindi la paura. Di non capire, di non saper dominare bene i dolori forti, di contagiare mio marito, i miei figli, sì oggi mi riesco ad alzare, cosa faccio sto qui o vengo a mangiare con voi. Non sai, e il non sapere ti ammazza, di paura.
Collettiva, per cui senti la rabbia della gente montare, diventare fisica. Un rumore, sempre più forte, in contrapposizione a tutto quel silenzio. In una terra sofferente, mal gestita, indecentemente raccontata, coi buffoni di turno che sono di turno da troppo tempo, dove, di nuovo, Non sai.
Non sai se riuscirai a fare un tampone, non sai se perderai il lavoro, non sai se riuscirai a pagare i dipendenti, non sai quando sapremo riprenderci, economicamente, e moralmente. La rabbia per le cose andate male, per i tanti soldi sprecati, i nostri cari perduti.
A pensarci bene forse la sfumatura di base, che poi è un colore definito e acceso, è la stessa.Per me e la mia paura e per la grande massa con la sua rabbia fatta di tante rabbie diverse. Forse quello che spiazza tutti, con ramificazioni diverse ma tutte parti di un enorme albero, è la paura dell’ignoto.

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