“Il capofamiglia” Ivi Compton Burnett Fazi Editore

Le capacità narrative di Ivi Compton Burnett in “Il capofamiglia”, pubblicato da Fazi Editore, raggiungono alte vette.

Commedia brillante con un parafrasare arricchito da dialoghi veloci, mostra i lati oscuri delle relazioni familiari.

Il romanzo sin dalle prime pagine descrive con attenzione ogni personaggio e le caratteristiche fisiche accentuano le caratterialità.

A dominare la scena il padre, figura rigida, bigotta e di una freddezza raggelante.

Dietro la maschera anaffettiva si nascondono piccoli spiragli che incuriosiscono.

Ci si chiede come nasca un personaggio così spigoloso ed un sospetto prende corpo.

Una provocazione, esigenza di profanare il machismo?

Le due figlie e il nipote sembrano figure marginali, arredi in una casa dove il patriarca non offre spazi.

La scrittrice gioca molto con le ambiguità permettendo al lettore di cogliere sfumature, sottintesi, pettegolezzi.

Vuole dissacrare non solo la famiglia ma la società inglese.

Si sviluppo un affresco impietoso dove le apparenze coprono mentalità che ripetono schemi mentali ipocriti.

La narrazione scorre rapida in una successione di eventi concatenati dalla dialettica descrittiva.

Pubblicato nel 1935 il romanzo ha la modernità e la esuberanza del nostro tempo.

Con un linguaggio audace, dove traspare il sarcasmo si intacca il potere del maschio.

Un uomo insignificante che può concedersi il lusso di muovere i fili delle vite altrui.

Ma qualcosa non funziona e il meccanismo coecitivo perfetto si frantuma.

Si accende una piccola luce, la fiammella della ribellione e forse finalmente le donne imparano “a darsi manforte.”