“Non ci siamo mai preoccupati di fermarci per spiegare la verità su chi siamo”

Tash Aw racconta l’immigrazione con una lucidità che stupisce e commuove.

Ripercorrendo il passato dei nonni che negli anni venti lasciarono la Cina meridionale e si stabilirono in Malesia, sottolinea la differenza tra i migranti di prima e seconda generazione.

Fa luce sull’incapacità di confrontarsi con il periodo di stenti, con le prevaricazioni subite e ne da una motivazione antropologica.

Lo stesso fenomeno è successo in Italia con una patologica dimenticanza dei viaggi della speranza dei nostri avi.

“La vulnerabilità è vergognosa” e si preferisce cancellare “interi periodi storici che fanno sentire a disagio”.

La memoria può impedire di andare avanti, di adeguarsi alla cultura ospitante.

“Stranieri su un molo”, pubblicato da Add editore, è l’affermazione del diritto a mantenere la propria identità geografica cercando non di diventare massa ma di interagire creando nuovi modelli di integrazione.

Nell’ intervista che arricchisce il testo l’autore fa un’analisi sociologica e politica della situazione attuale rivendicando la combinazione di retroterra etnici, sociali e culturali che da sempre hanno fatto crescere l’umanità.