Incipit “Il mantello” Marcela Serrano Feltrinelli Editore

 

 

 

“Uscendo dal cimitero, mi ero ripromessa di chiudere ogni valvola del corpo che, se lasciata aperta, mi avrebbe impedito di camminare con le mie gambe, anche quella a metà strada lungo la spina dorsale, la sede dell’anima, come diceva Virginia Woolf.

Una bomba atomica sganciata sulla nostra testa.

Parlo di noi, parlo delle sue sorelle. Siamo sempre state cinque. Irreversibilmente spezzata la nostra ferrea identità unitaria.

Provai a immaginare un drappello di donne fantasma che vagano per i campi abbandonati, senza nome e senza meta. Con le valvole aperte.

Impossibile. Come a dire quattro zombie o, al contrario, quattro prefiche urlanti, di quelle che si ingaggiano per far vedere che c’è qualcuno che piange il morto, in certe culture.

No, né zombie, né prefica urlante.

Bloccare il meccanismo esterno che scatena il dolore, qualunque esso sia. Magari anche le lacrime (serbarle per l’alba, l’alba è gentile).

Dicono che solo gli aristocratici sappiano comportarsi con discrezione in certi momenti, ma a me dell’aristocrazia non me ne frega niente.

Però odio le sceneggiate. La sofferenza è indiscreta. In pubblico, indecorosa.”