“Underland” Robert Macfarlane Einaudi Editore

“Proteggere (ricordi, sostanze preziose, messaggi, esistenze fragili).

Produrre (informazioni, ricchezza, metafore, minerali, visioni).

Eliminare (scorie, traumi, veleni, segreti).

Nel mondo di sotto riponiamo da sempre ciò che temiamo e desideriamo perdere e ciò che amiamo e desideriamo salvare.”

Visitare luoghi che hanno tanto da raccontare, cogliere l’esile messaggio della Storia, interpretare la simbologia degli “occultati abissi dell’anima”.

“Underland”, pubblicato da Einaudi, sfida il pregiudizio e la diffidenza che hanno da sempre impedito di immaginare, sperimentare e vivere “il tempo profondo.”

Un tempo che oscilla tra passato, presente e futuro, un’occasione per ripensare al nostro esistere con quelle tracce che rappresentano il prima.

“Il mondo di sotto è di importanza vitale per le strutture materiali dell’esistenza contemporanea, ma anche per i nostri ricordi, per i nostri miti, per le nostre metafore.

È un terreno con cui ogni giorno facciamo i conti e dal quale siamo ogni giorno plasmati. Eppure siamo poco inclini a riconoscere che il mondo di sotto gioca un ruolo nella nostra vita, o a permettere alle sue forme inquietanti di accedere alla nostra immaginazione.”

Discesa alla ricerca della conoscenza, interazione tra anima e paesaggio, avventura antropologica si fondono.

Emozione nel visitare Aveline’s Hole, la caverna che nel mesolitico  fu usata come cimitero.

“Per mezzo della sepoltura il corpo umano diventa una componente della terra, alla quale ritorna come polvere alla polvere: è un corpo sotterrato, riportato alla sua condizione modesta, alla sua umiltà.

I vivi hanno bisogno di luoghi da abitare, ma dato il modo che abbiamo di ricordare, abbiamo anche bisogno di poterci rivolgere ai nostri morti in luoghi specifici della superficie della Terra.

La camera di sepoltura, la pietra tombale, il pendio su cui sono state sparse le ceneri, il tumulo: sono tutti luoghi dove i vivi possono ritornare e dove possono lasciare a riposare i propri cari.”

Una ritualità che unisce nella memoria.

A Parigi la “città invisibile si estende per vari livelli di profondità, connessi l’un l’altro da rampe di scale e pozzi”.

Nelle montagne slovene dove “la memoria storica si comporta come un corso d’acqua, che senza preavviso scompare per poi riemergere sotto nuovi nomi, in nuovi luoghi”

Le rosse figure danzanti nelle grotte dell’arcipelago delle Lofoten, il ghiacciaio Knud Rasmussen sono tappe di una peregrinazione che compone mappe geografiche ideali, spazi ricchi di echi antichi, disegni che sfiorano le rocce.

E l’acqua, il vento, la montagna hanno il potere di rappresentare il misticismo e la poesia dell’universo.

Robert Macfarlane impone alla scrittura un tratto teatrale e al contempo misterioso.

Nello sforzo fisico che accompagna ogni tappa sentiamo passione e desiderio di annullare il sè e farsi parte del luogo.

Ascoltarne ogni voce, interpretare segni, rionganizzare mentalmente l’esistenza di altri esseri umani.

Esperienza letteraria che non è solo racconto o ricerca individuale.

È buio che bisogna conoscere, intoppo che bisogna affrontare.

È percezione di una continuità, passaggio di testimone, speranza di riuscire a lasciare messaggi, segni e insegnamenti  ai posteri.