Incipit tratto da “Tempi duri” Mario Vargas Llosa Einaudi Editore

 

 

 

“La madre di Miss Guatemala apparteneva a una famiglia di immigrati italiani chiamata Parravicini.

Nel giro di due generazioni il cognome si era accorciato e spagnolizzato.

Quando il giovane giurista, professore di Diritto e avvocato in attività Arturo Borrero Lamas chiese la mano della giovane Marta Parra, la società guatemalteca cominciò a vociferare perché , evidentemente, la figlia di bottegai, panettieri e pasticcieri di origine italiana non era all’altezza dell’attraente gentiluomo, bramato dalle ragazze da marito dell’alta società per l’antica stirpe, il prestigio professionale e la fortuna.

Alla fine i pettegolezzi cessarono e mezzo mondo assistette, alcuni come ospiti e altri come guardoni, al matrimonio celebrato nella cattedrale dall’arcivescovo della città. Presenziò all’evento il presidente eterno, il generale Jorge Ubico Castañeda, tenendo a braccetto la sua gentile consorte, in un’elegante uniforme disseminata di medaglie e, tra gli applausi della folla, entrambi si fecero ritrarre nell’atrio con gli sposi.

Il matrimonio non fu fortunato in quanto a discendenza.

Perché Martita Parra restava incinta tutti gli anni e, pur riguardandosi molto, partoriva maschietti rachitici che nascevano mezzo morti e morivano nel giro di pochi giorni o settimane, nonostante gli sforzi delle levatrici, dei ginecologi e persino di stregoni e streghe della città.

Dopo cinque anni di fallimenti ripetuti, venne al mondo Martita Borrero Parra, che fin dalla culla, per quanto era bella, sveglia e vivace, fu soprannominata Miss Guatemala.

A differenza dei suoi fratelli, lei sopravvisse.

E in che modo!”