“L’ultima nave per Tangeri” Kevin Barry Fazi Editore

“Nella luce umida del terminal, due irlandesi avviliti gesticolano come chi è abituato al patimento e alla sventura – sono nati per quei gesti, e li dispensano con naturalezza.

 

È notte nel vecchio porto spagnolo di Algeciras.”

 

Atmosfera spettrale, sudore di corpi, manifesti strappati, sagome in cerca di nulla.

Maurice sta cercando di ritrovare sua figlia Dilly insieme all’amico d’infanzia Charlie.

Perchè proprio in questo luogo desolato?

Tangeri è l’unica traccia da seguire e forse arriverà un traghetto.

L’attesa è spezzata da un dialogo frammentato, parole smozzicate e una stanchezza infinita.

Si ha la sensazione di assistere a una resa dei conti con il tempo che solca i volti, affatica il respiro, invade il presente.

Ricordi di folli avventure tra traffici di stupefacenti e giorni persi ad assaporare il gusto di un’esistenza disordinata.

“Parlano dell’avanzare dell’età e della morte.

Parlano di quelli che hanno incrociato e di quelli che hanno aiutato, dei loro primi amori e degli amori perduti.

Parlano dei giorni andati a Cork, e a Barcellona, e a Londra, e a Malaga, e nella città fantasma di Cadice.

Parlano dei sentimenti di quei posti.”

“L’ultima nave per Tangeri”, pubblicato da Fazi, finalista al Man Booker Prize, crea aspettativa e suspance.

Nel realismo della narrazione, nell’alternanza delle memorie, nel linguaggio espressivo si coglie la maestria di Kevin Barry.

Una malinconia sottile si intreccia al bisogno di sentirsi ancora vivi, di scacciare l’afrore delle occasioni perdute.

E c’è la donna amata, folgore nella tempesta di un’età da cavalcare, furia che entra nel sangue e incide con violenza il senso del possesso.

E la fuga e le pensioni scadenti e i giorni tramortiti da droghe e alcool.

Una generazione che non ha saputo frenare la smania della ricerca.

Ed oggi ritrovare la figlia significa capire se stessi.

Anche lei ha voluto conoscere l’ebbrezza della libertà, l’assenza di vincoli affettivi.

Un romanzo potente che indaga impietoso sulle scelte avventate, sulle illusioni smarrite.

Nel finale l’autore introduce una sorpresa, rallenta il ritmo narrativo e offre al lettore la possibilità di affacciarsi sul bordo delle relazioni complicate.

Resta il dubbio che l’immaginazione abbia sostituito la realtà ed è confortante pensare che la letteratura sappia regalarci ancora scorci poetici, voli pindarici e tanta bellezza.