“Azzorre” Cecilia M. Giampaoli Neo.Edizioni

“Un aereo sorvola l’oceano.

È partito da Bergamo diretto a Punta Cana.

L’equipaggio si prepara a fare scalo alle Azzorre, sull’isola di Santa Maria.

Alle 13:08, ora locale, un boato.

L’aereo si schianta contro il versante di una montagna.

Niente fiamme.

Nel bosco cala il silenzio.

144 persone perdono la vita, io perdo mio padre.”

La protagonista di “Azzorre”, pubblicato da Neo. Edizioni, era solo una bambina quando arrivò la tragica notizia e per anni quel dolore le ha fatto compagnia.

Una presenza costante, il lancinante senso di impotenza e uno strappo che difficilmente si potrà ricucire.

Quando decide di partire per conoscere i luoghi del disastro ha la consapevolezza di affrontare il passato.

“Non sono venuta per riportare in vita mio padre, il passato è passato e non si può rifare, ma ho un conto aperto con questo posto.

Nel male e nel bene, sarei diversa se non fosse successo.

Non sarei io.”

La scrittura di Cecilia M. Giampaoli è pacata, leggera, introspettiva.

Nel raccontare il bisogno di verità riesce a mantenere equilibrio e toni sereni.

Emoziona questo viaggio così privato e composto.

“Il sole del tardo pomeriggio è basso su un orizzonte lunghissimo, l’acqua assorbe e riflette la luce restituendola cambiata, del colore dell’oro bianco.”

La poetica di una Natura che regala Bellezza, la malia delle sfumature cangianti, le voci accoglienti degli abitanti dell’isola fanno da contraltare ad un cammino che si rivela insidioso.

Si stagliano chiare come nubi ingombranti le responsabilità e le colpe.

Fermarsi o continuare?

Conoscere fino in fondo la Verità, incedere lenti e aggiungere tasselli ad un mosaico di disattenzioni e di silenzi complici.

I vecchi giornali, le testimonianze, i frammentari ricordi di chi non ha potuto dimenticare trasformano la narrazione in un reportage.

Il pathos resta sottotraccia, circola tra le righe, si sviluppa in una frase.

“Mi abbandono.

Mi sento in prossimità di tutte le creature del mare, di tutti i mari.

In contatto acquatico con tutte le cose immerse.

Questo pensiero mi agita.

Riprendo fiato.”

Il monumento dedicato alle vittime, i nomi, una croce.

Il vento che riempie l’angoscia, il sole che riscalda.

Riconciliarsi con le proprie ferite significa aprire l’armadio dei ricordi, abbracciare quel piccolo dono che resta di un padre e tornare a percorrere il futuro.

“Perdono ora, e chiedo perdono.”

Il libro è un omaggio ai morti delle tante stragi che non hanno avuto giustizia.

Grazie Cecilia!