Citazioni tratte da “Il ghetto interiore” Santiago H. Amigorena Neri Pozza

 

 

 

Da qualche tempo faceva fatica a partecipare a quelle interminabili conversazioni che, partendo dal loro passato o dalle loro famiglie, li conducevano sempre sullo sdrucciolevole terreno politico degli sviluppi della situazione in Europa.

 

Che disperazione per una madre non avere notizie di suo figlio!».

 

Rosita e Vicente erano molto diversi, ma in una cosa si assomigliavano tantissimo: un’incerta fragilità, pallida e silenziosa, che tradiva il fatto di essere stati molto amati da piccoli.

 

Come mai a volte parliamo di noi stessi con la certezza di essere un’unica cosa, semplice, fissa, immutabile, una cosa che possiamo conoscere e definire con un’unica parola?”.

 

Allontanarsi da sua madre, nel 1928, era stato un tale sollievo – essere lontano da lei, oggi, era una tale tortura.

 

I nazisti non gli avevano dimostrato che a definirlo era un’unica cosa: essere ebreo.

 

Una delle cose piú terribili dell’antisemitismo è non permettere a certi uomini e certe donne di smettere di pensarsi come ebrei, è confinarli al di là del loro volere in quell’identità, è decidere, definitivamente, chi sono.

 

Nel 1941 essere ebreo era diventata una definizione di sé che escludeva tutte le altre, un’identità unica: quella che classificava milioni di esseri umani, e che doveva, anche, annientarli.

 

E camminava, e pensava, e di nuovo tutte le parole gli diventavano insopportabili.

 

il crudo orrore di certi fatti permette sempre, in un primo tempo, di ignorarli.