“L’amore al tempo dei cambiamenti climatici” Josef Pánek Keller Editore

“Se vi ritrovate a Bangalore, India, restate terrorizzati dal casino, dalla sporcizia, dai clacson, da un fetore per voi indefinito, dal soprannumero di persone, dal totale senso di sradicamento, siete nel posto più sfasciato e inospitale del mondo e voi non lo conoscete ancora.”

Incipit fulminante che con poche parole rende atmosfere e sentimenti.

“L’amore al tempo dei cambiamenti climatici”, pubblicato da Keller, è una provocazione, uno schiaffo morale a coloro che vivono nella bolla del pregiudizio.

Tomáš è uno scienziato ceco, ha girato il mondo cercando di adattarsi ma in questo territorio di nessuno sente finalmente di essere un estraneo, un alieno, una piccola particella del nulla.

E il nulla è quell’Occidente che in gioventù aveva percepito come salvezza.

Gli tornano in mente ricordi, sfilacci di pensieri, immagini di un benessere solo apparente.

“Riattraversate la baraccopoli per tornare indietro, non vi uccidono, non vi derubano, non vi violentano, non vi assalgono.”

È la consapevolezza che niente è come viene raccontato e come in una novella di Pirandello il protagonista subisce uno sdoppiamento.

Si muove attratto da quel mondo popoloso tra gente pronta a sorridere, è assalito da una frenesia che non comprende.

Una stanza d’albergo senza finestre e una solitudine che era stata messa a tacere.

“Mai ancora in vita vostra vi eravate sentiti così persi e impotenti, e dire che avete girato il mondo in lungo e in largo, da un pezzo vi siete disabituati ad avere una casa, una famiglia e degli amici.”

Appare come in un sogno sbiadito una ragazza che turba il quadro d’insieme.

Figura metaforica di una globalità che forse non salva nessuno.

Cosa rappresenta l’Europa civile? Come potrà soddisfare il bisogno di essere?

Josef Pánek riesce a mettere in crisi il letttore.

Mostra la follia di un benessere agognato, la schiavità ad un potere che ci vuole omologati.

Racconta “la miseria morale e dei costumi causate dalla caduta del comunismo”, la perdita di interesse per la cultura e per la scienza, le inguistizie di un razzismo costruito sulle basi di preconcetti.

La lingua è moderna, priva di punteggiatura, a volte surreale.

Ma è in questa dicotomia stilistica che l’autore si stacca da una visione stereotipata della letteratura di denuncia.

Il suo è un ragionamento frammentato e incalzante e non è casuale l’uso del “noi” e la ripetizione di alcune frasi quasi a comporre una cantilena.

Una notte d’amore con colei che forse è solo l’allucinata occasione di abbracciare l’altro.

È possibile credere ancora nelle relazioni?

Leggete il romanzo e cercate le tante ipotetiche risposte.