“L’immagine più caratteristica della sua infanzia me l’aveva confidata Pavese stesso, il giorno che eravamo andati insieme, durante le ferie d’agosto, a rivedere a Santo Stefano Belbo la cascina di San Sebastiano dov’era nato.

Mi aveva detto: «La gente qui mi ricorda come il bambino che stava spesso appollaiato sulla pianta del cortile a leggere un giornalino o un libro».

Ritrovammo la cascina qualche centinaio di metri prima del paese, prospiciente alla strada che da Canelli porta a Santo Stefano Belbo.

Era allora una grossa cascina con il fienile, la stalla e sull’altro fianco le stanze d’abitazione.

Ora è molto cambiata.

È rimasta la stanza col balcone dove egli è nato, ma il rustico è scomparso, perché i frati Giuseppini, che l’avevano acquistata, ne hanno fatto un collegio e là dove c’era l’orto hanno piantato alti pini scuri.

Adesso anche il collegio è scomparso, è tornata casa di contadini.

Solo la facciata principale è rimasta intatta, chiusa in mezzo alle tre colline di Moncucco, Crevalcuore e Bauda.”