“Nato da nessuna donna” Franck Bouysse Neri Pozza

“Non è davanti a te che mi sono inginocchiato, ma davanti a tutta la sofferenza umana”

Le parole di Dostoevskij accompagnano la lettura di “Nato da nessuna donna”, pubblicato da Neri Pozza.

Il coraggio di raccontare dando alle ombre la possibilità di emergere per chiedere perdono.

Perdono per la violenza perpetrata su Rose, bambina costretta in fretta a diventare donna.

Venduta dal padre per una borsa di denari, schiava di un uomo senza pietà e della vecchia madre, ispida strega dal cuore di ghiaccio.

La favola dai colori arroventati dove “le risposte non sono che certezze sconfitte dal tempo che passa.”

Un manicomio dove la resistenza viene scambiata per follia.

Un castello che nasconde segreti insanguinati e dove regna “una grande tristezza”.

La fame di parole e il bisogno di tracciare sui diari i segni del proprio dolore.

“Le letture serali del giornale erano momenti di felicità che non avrei mai creduto di vivere al castello.

Non esisteva più nient’altro.

Il mondo esterno entrava nella mia stanzetta sotto i tetti, e io lo lasciavo crescere.

Quel mondo aveva finito per appartenermi.

Il mio unico bene in terra.”

Rose trasforma la sua sventura in una rielaborazione difficile ma necessaria.

Una figura tenace, un fiore che sboccia nella melma ma che mantiene profumo e purezza.

Franck Bouysse scrive un testo travolgente, intenso.

Intride la narrazione di inaspettati colpi di scena.

Rappresenta scenicamente Bene e Male, ne circoscrive i volti.

Divide il romanzo in capitoli dove ogni personaggio ha la libertà di far risuonare la sua voce.

Entra negli abissi più profondi dell’animo umano con un linguaggio che sa accompagnare il lettore.

La sua prosa è l’unica luce che spalanca il mondo delle Tenebre.

Offre una speranza ed un finale che ognuno potrà interpretare come vuole.

Il suo è un puzzle psicologico ed ogni tassello è ben nascosto all’interno del canovaccio.

La scrittura sembra rifarsi alla letteratura greca ma lo stile e il ritmo regalano una modernità che costringe a fare i conti con la coscienza.

Invita a credere che anche l’uomo più sottomesso avrà il suo momento di ribellione e di coraggio.

“Almeno le parole non mi abbandonano.

Le respiro, le parole mostro e tutte le altre.

Decidono per me.”

Il potere salvifico dei fonemi, la meraviglia di sentirne la carezza.