“L’uomo con la vestaglia rossa” Julian Barnes Einaudi Editore

“L’arte sopravvive al capriccio del singolo, all’orgoglio di famiglia, all’ortodossia della società; l’arte ha sempre il tempo dalla sua parte.”

“L’uomo con la vestaglia rossa”, pubblicato da Einaudi, è attenzione al tangibile, al particolare, al quotidiano.

Sperimentazione letteraria che intreccia soggetto e oggetto.

Rivisitazione artistica che esplora la fenomenologia del colore.

Espressione di una contaminazione culturale dove non conta più il censo.

Studio approfondito di lettere e testimonianze che circoscrivono la veridicità della narrazione.

Montesquieu, “figura pubblica, dandy, esteta, connoisseur, mente brillante e arbitro di eleganza.”

Il dottor Pozzi, “una creatura dell’intelligenza brillante”, medico in un ospedale pubblico.

Il principe Edmond de Polignac, definito da Proust “una prigione dismessa e convertita in biblioteca.”

Il romanzo parte da tre personaggi dissimili e sviluppa il percorso storico di un’epoca.

Tante le disgressioni sparse come piccole gemme.

Il quadro si dilata comprendendo intellettuali e pittori e si ha la sensazione che si rappresenti un modo alternativo di vivere.

Non viene solo descritta l’Età d’Oro, la Belle Époque, ma l’analisi di un’avanguardia.

“Diventando lo spettatore della propria vita si sfugge alle sofferenze della vita”

Le parole di Oscar Wilde tratte da “Il ritratto di Dorian Gray ritraggono una delle chiavi di lettura del testo.

Specchi sovrapposti dove ognuno rivede il suo stato emotivo.

L’amore appare come “una terra di notti calde e struggenti.”

È libertà e schiavitù, invenzione di linguaggi che nella simbiosi delle carni trova esplosioni di sensualità.

Julian Barnes si esibisce in una spericolata danza dove ogni movenza nasce, cresce nell’equilibrio estetico di parola e immagine.

Le foto raccontano altre storie, segnano in una sfumatura di segni pittorici netti, implacabili.

Un testo indispensabile per chi nella letteratura cerca non risposte ma orizzonti da conquistare.