“La carezza” Elena Loewenthal La Nave di Teseo

 

“Sono fuori da me.

Sono dentro di te.

Darsi così.

Come non mai.

Né prima né dopo.”

Leo e Pietro, un incontro casuale ad un convegno dedicato ad un antico manoscritto bizantino.

Attrazione che è conoscenza intima dell’altro.

Pelle che si sfiora, bocche che cercano il piacere.

Stanze anonime d’albergo, abiti gettati sul pavimento e solo il presente.

Una bolla luminosa che esclude tutto e tutti.

“Incontrare qualcuno, scoprire un’affinità, una intesa immediata che tiene fuori tutto il resto del mondo.

E la gioia della complicità, pure.

Sbalordimento.

Spensieratezza.

Tutto senza un pensiero, solo vita.”

Riempire gli spazi vuoti, farsi voce dell’amore, uscire dal prima.

Essere nuvole, acque chiare, giardini incontaminati.

“La carezza”, pubblicato da La Nave di Teseo, ha un ritmo seducente e sensuale.

Sgorga dalle fonti della poesia e in ogni fonema cerca la perfezione.

Frasi brevi, illuminazioni, riferimenti colti frutto di un cesello molto studiato.

“Quasi fossero, Lea e Pietro, dentro un sogno, uno di quei sogni fatti tutti di colori e movimento, un sogno pieno di stupore e allegria, di scoperta della complicità.”

Elena Loewenthal racconta la magia di due diversità che si fondono violando le resistenze mentali.

Nel comporre un vocabolario unico i due protagonisti non si preoccupano del futuro e di quel che resta delle loro storie individuali.

“E loro due sono  un vuoto e un pieno perfetto: combaciano sempre.

Sono la frase che colma la lacuna, la presenza che cancella l’assenza.

Sono l’istante in cui tutto comincia: fuori dal tempo, prima del mondo.”

Ed è questa origine che l’autrice riesce ad indagare.

Il momento in cui tutto nasce e quello in cui tutto si conclude.

Tra i due estremi c’è il tutto.

C’è “il desiderio di essere vicini quando ancora si è vicini, desiderio di cancellare lo spazio che separa una pelle dall’altra.”

Non importa se ci si perderà, se i giorni si faranno pesanti.

Resta l’attesa e il ricordo.

La scrittura colma il dolore, evoca attimi di estasi, sconfigge la paura di entrare nell’oblio.

Una storia perfetta nel descrivere stati d’animo, nel sublimare il sentimento.

E un gesto che lascia orme indelebili e ricorda che è impossibile cancellare la passione.