“Cuore di furia” Romana Petri Marsilio Editore

“Cuore di furia”, pubblicato da Marsilio Editore, è la profonda relazione tra letteratura e  vita.

Finzione e realtà si uniscono in un indissolubile legame, un patto che trascende il personale.

È lo sviluppo di un’idea che lentamente prende forma e si modella sul foglio costruendo una filigrana di percezioni.

I personaggi sono espressione di quella complessità della mente che rende unico l’essere umano.

Romana Petri con una scrittura classica raffinatissima estremizza il rapporto padre figlia, lo denuda e lo mostra come lo scheletro di ancestrali promesse non mantenute.

Ha la capacità di penetrare nella solitudine, nel viluppo di costrutti mentali che escludono l’affettività.

Compone “un libro sulla tragedia ilare del vivere”.

Parla di “cosmica esistenza” della parola scritta, dello “scontro casuale tra galassie, profondi abissi, tenebra, offensiva luce.”

Nel tratteggiare il padre di Norama Tripe fa emergere l’oscuro bisogno di andare incontro al nulla, all’impenetrabile mistero dell’altrove.

Fugge dalla famiglia, cerca la sua strada, esprime il suo dissenso attraverso la parola scritta.

Diventa famoso ma il suo obiettivo è liberarsi dall’inquieto affollamento di pensieri.

Figura che fa venire in mente il fuoco della conoscenza e il suo opposto.

Rappresentazione “dell’assenza di volontà che governa il mondo” e della reazione a questa tragica verità.

L’autrice inquadra e punta i riflettori sulla mancanza delle scelte senza cedere alla tentazione del giudizio.

Due donne ruotano intorno al protagonista.

Nella parte iniziale del romanzo sembrano comparse, occasionali incidentali.

Nel corso della narrazione avranno il loro spazio, emergeranno e forse potrebbero essere visioni antitetiche.

Bianco e nero che nella diversità esprimono un amore complicato, silenzioso, come in attesa.

Dolores è la luce che tiene accesa la fiamma della comprensione, amante che sa accogliere e comprendere.

Intorno a Norama Tripe si sviluppa il senso di abbandono della figlia, la rabbia di un tempo sprecato nell’attesa.

L’autrice propone enigmi, invita a sciogliere nodi, a cogliere la profondità delle stranezze umane.

La sua è l’autobiografia collettiva, lo scollamento del desiderio, il furore nella ricerca di affettività.

È il riscatto che ha il sapore amaro di un frutto troppo maturo.

È il dolore che si supera se si accetta la libertà del ricordo.