“Il libraio di Venezia” Giovanni Montanaro Feltrinelli Editore

 

“La libreria di San Giacomo è di due sole stanze, ma ci si può perdere come nel labirinto di Minosse. Sopra robusti scaffali di legno scuro, milioni di parole si rincorrono tra le pareti come pesci nell’oceano”

 

Venezia bellissima e struggente.

L’odore intenso e pungente del mare, la profondità del cielo sconfinato.

“La Basilica, ancorata come una nave che nessun mare può affondare.

Il campanile, il Palazzo Ducale, le Procuratie, l’oro che nel buio si deve immaginare.

Venezia è sempre lei.

Venezia è meravigliosa.”

Pennellate di luce rendono “Il libraio di Venezia”, pubblicato da Feltrinelli, una storia carica di magia.

Si percepisce il respiro di ogni calle, il rintocco del Campanile, la violenza del vento.

La tragedia dell’acqua alta che invade la città diventa esperienza collettiva.

Metafora del Male che vuole occultare lo splendore.

Violenta forza della Natura come presagio che bisogna interpretare.

Vittorio è un personaggio semplice, non è un eroe.

Cura come figlia la sua libreria, coccola le pagine che gli hanno regalato emozioni.

Ama leggere incipit, si entusiasma quando arrivano gli scatoloni con le novità editoriali.

“L’acqua va dappertutto, rapidissima, va sotto il primo scaffale, prende la carta, la succhia, l’acqua sale, va sotto il secondo scaffale.”

È l’Apocalisse e i libri galleggiano come tristi anime disperse.

Giovanni Montanaro racconta la marea che cresce con un approccio scenico.

Intride le parole di una poesia antica, quella di un popolo che non si arrende.

Mostra cosa significa essere comunità.

Offre una visione catartica del tempo che viviamo.

In una fase critica per l’editoria si leva un canto di speranza.

Mentre la vita riprende con lentezza si crea una rete di solidarietà.

Il sapere non può morire, sopravvive e regala doni insperati.

Sullo sfondo un amore che nasce mentre Achab riprende il suo cammino.

Il libro nasce insieme ai librai veneziani ed è “Il simbolo delle tante emergenze di questo Paese, delle tante impreviste tragedie che continuano a colpirlo ma che, alla fine, non riescono mai ad averla vinta.”