“Tempi eccitanti” Naoise Dolan Atlantide Edizioni

 

“Mi sentivo come se fino a quel momento avessi dirottato le mie energie nel tentativo di coltivare una personalità.

Se non ne avevi una, allora lasciarvi più spazio a quella degli altri.”

Naoise Dolan costruisce un monologo interiore che ha il sapore della genuinità.

Lo stile è quello del flusso di pensieri che affollano la mente della giovane Ava.

Il trasferimento dall’Irlanda ad Hong Kong non è evento traumatico ma scoperta della propria identità.

Il territorio neutro è simbolo dell’evoluzione lenta e finalmente libera.

Ci si affeziona alla protagonista perché in lei è riflesso il passaggio all’età adulta.

In “Tempi eccitanti”, pubblicato da Atlantide Edizioni, la freschezza del linguaggio, il rutilante mondo interiore, la sincerità sono i pregi di una scrittura che non ha filtri.

Al centro del romanzo ci sono le dinamiche di coppia, la disarmonia di equilibri culturali ed economici.

Julian è un banchiere “bravo ad orchestrare ambiguità”.

Non si sbilancia affettivamente, mantiene le redini del comando offrendo ospitalità e qualche ora di sesso senza problemi.

Evidente la critica ad una classe sociale e ad un maschile che ha perso la dimensione della propria intimità.

Il Dio denaro si è sostituito al coraggio di esprimere sentimenti.

Perchè Ava accetta questa dipendenza?

Interessante l’analisi di un bisogno che esula da motivazioni esteriori.

L’uomo è punto fermo, parametro di continuo confronto e forse anche paura di chiudere il cerchio dell’amore.

Quando entra in scena Edith si apre una nuova prospettiva.

Finalmente c’è l’ascolto, la comprensione, la gioia della condivisione.

Bisognerà scegliere, liberare il cinismo che ha rappresentato una coperta calda.

La brillante traduzione di Claudia Durastanti permette di apprezzare il ritmo narrativo veloce.

Le frasi scorrono e si inseguono.

Poca punteggiatura in un gioco letterario che è esercizio di stile.

Dialoghi incisivi che si trasformano in immagini.

Un esordio intelligente, spassoso che mostra una società in bilico, fragile, complicata.

Tra le righe un atto di accusa alla cultura borghese dell’apparire e non dell’essere.

Un invito a fuggire da condizioni di disparità emotiva.

Una commedia dai forti toni libertari nel ribadire che bisogna misurarsi con se stessi e non con gli altri.