“Il canto delle balene” Ferdinando Camon Hacca

 

“Senza segreti non si può vivere: ogni uomo ha il suo.”

“Il canto delle balene”, pubblicato da Hacca, è una divertente commedia sulle ipocrisie di una società che ha perso di vista il rapporto tra amore e tempo.

Una feroce ricostruzione del rapporto di coppia, delle fratture tra vero e falso mentre si dilatano le distanze affettive.

A narrare è “il marito”, spaesato nello scoprire che la sua donna è cambiata.

“Figlia era e figlia rimaneva.”

Impossibile accettare questa inversione di ruoli e leggendo ci si chiede cosa ci si aspetta dalla propria compagna.

Una donna che non sa essere moglie e nella figura dell’analista cerca conferme alle sue delusioni.

Il terapeuta dovrebbe essere trasfert di unione ma bisogna accettare di condividere un’intimità che è l’unico appiglio al proprio esistere.

Aprirsi significa denudarsi, mostrare debolezze e follie.

È possibile perdere il perverso piacere della propria ombra?

Quell’ombra che nella sessualità si svela?

La narrazione procede con scatti improvvisi accompagnato da un linguaggio allusivo.

Ferdinando Camon costruisce in ogni capitolo piccole scene che mostrano le crepe di un dialogo tra sordi.

L’incomunicabilità cerca mediazioni e crea maggiori distanze e fratture.

Bisogna capire come si è arrivati al matrimonio, quanto si è scelto e quanto si è subito.

Quali sogni si sono cancellati e se è possibile tornare indietro.

Chi è l’altra donna?

Marina, figura mitizzata ed oggi solo comparsa di un passato che lascia  macchie sbiadite di colore.

L’autore, Premio Strega nel 1978, Premio Campiello alla carriera nel 2016, è un affabulatore affascinante.

Grazie a lui incontreremo il venditore di parole, il cercatore di Dio che ha perduto se stesso, l’ateo credente e tutti provano a viaggiare verso mari lontani.

Da leggere come una favola liberatoria.

Canto creativo per non farsi distruggere dal rimpianto, la certezza che esiste sempre un’opportunità da cogliere.

Non è mai troppo tardi.