“Nella terra dei lupi” Joe Wilkins Neri Pozza

 

“Aveva ventiquattro anni.

Il trailer e il pick-up erano suoi, ma aveva delle imposte arretrate sul poco che era rimasto della sua proprietà, le case diroccate, l’officina, quasi un miglio quadrato di terreno ad ovest, e doveva ancora pagare due delle ultime operazioni di sua madre, operazioni che in ogni caso non erano servite a niente.”

Wendell e i ricordi sfocati di un padre colpevole.

Ragazzo che cerca di vivere in pace con sé stesso, pronto ad accudire il figlio della cugina che è stata distrutta dalla droga.

Ha avuto poco dalla vita ma sa accontentarsi.

Figura che con un’umanità silenziosa si muove all’interno della narrazione in punta di piedi.

“Nella terra dei lupi”, pubblicato da Neri Pozza e tradotto da Norman Gobetti, è storia di una terra difficile.

Il Montana con le sue contraddizioni, i colori di una rabbia atavica, le voci distorte di uomini che non hanno niente da perdere.

“Uomini che preferivano dimenticare che all’inizio quella terra era stata data gratis ai loro bisnonni, e che erano stati i loro nonni a causarne la desertificazione, che erano stati i loro nonni e i loro padri ad avvelenare i fiumi e decimare la popolazione di wapiti, antilocapre e pernici, e che ogni volta era stato il governo federale a intervenire – elettrificando le zone rurali, concedendo terreni da pascolo a poco prezzo e affitti agevolati – per finanziare quel ridicolo stile di vita di cui loro andavano tanto fieri.”

Il romanzo è diviso in capitoli e in ognuno si sviluppano più storie.

Sembra che non abbiano legami tra loro, come corde di diversi strumenti.

Si intuisce che i personaggi hanno un dolore nascosto, la trama sfilacciata di un tormento.

” L’intero Montana orientale era un pozzo senza fondo per i soldi dei contribuenti, un circolo vizioso di degrado ambientale, mancanza di istruzione, alcolici, metanfetamine e famiglie distrutte.”

Buoni e cattivi disegnati come sagome in un paesaggio che emoziona.

“La sera, mentre il sole sanguinava fra i pini, e tutt’intorno la terra grinzosa diventava blu e piena d’ombra, Wendell vide che il bambino era seduto dritto come un fuso.”

Joe Wilkins scrive un inno alla Natura, racconta le stelle e le montagne, le sfumature cangianti del terreno.

Mescola la visione idilliaca e molto poetica del paesaggio con la brutalità degli esseri umani.

Ci fa ascoltare la voce del peccatore e quella del martire.

Dimostra che l’affetto nasce come un’erba spontanea tra cumuli di macerie.

Invita a leggere l’America accettandone le fragilità.

Ricorda che la scuola e la lettura possono essere salvezza.

Offre una coscienza critica a chi, pur non avendo avuto modelli positivi, ha saputo costruirsi dei valori.

Un testo educativo e molto simbolico.

E forse la lotta tra il lupo e l’uomo è solo metafora di una dicotomia interiore.

Da leggere assaporando una scrittura visiva, lucida, aspra e insieme dolce.

Questa è la vita mentre “Il cielo grande e buio e lacerato da stelle dagli artigli che fanno gli squarci delle stelle.”