“Le mani piccole” Andrés Barba La Nave di Teseo

“Suo padre morì sul colpo, sua madre in ospedale”.

Un incipit che segna con il suo reticolo di inaccettabili verità “Le mani piccole”, pubblicato da La Nave di Teseo.

Il dolore per la piccola Marina è una lastra di gelo che contiene lacrime e urla inespresse.

Suoni che si susseguono mentre tutto si infrange.

Non esiste più un prima, solo “un silenzio che non era una carenza né una negazione”.

Le emozioni si solidificano, diventano pezzi di roccia mentre le parole non hanno più una logica.

Inghiottita da un orfanotrofio che offre solo sguardi furtivi e la consapevolezza di una distanza.

Le altre bambine sono repliche di una stessa figura come se qualcuno avesse cancellato lineamenti e forme.

Non c’è spazio per la rappresentazione del sè e l’affetto è un pericoloso nodo scorsoio.

“Solo una bambola non mentiva.

Solo lei restava queta,  come a metà di una lunga vita.”

Oggetto che nell’immobilità e nell’assenza di fisicità è l’unico brandello di speranza.

Andrés Barba narra l’infanzia abbandonata, il peso di una rabbia che cerca vittime, il terrore di non riconoscersi come gruppo.

L’arrivo di Marina è contaminazione, spiraglio di altre possibili esistenze.

È il prima di una casa e di affetti, il ricordo di un viaggio o di un film.

“Era un pò come se fossimo innamorate di lei, del suo corpo, dei suoi ricordi.

Lei non poteva capire il nostro amore.”

La frattura con ciò che non si vivrà mai si esprime con quella ferocia che nasconde un vuoto abissale.

La narrazione ha vortici e spirali, procede con un ritmo che crea dipendenza.

Desiderio di sfiorare una mano, sentire il calore e al contempo la paura di essere respinti.

La terza parte del romanzo è la consacrazione di un patto drammatico, estremo.

L’unione e la fusione in una gestualità scomposta.

Il segno che le fragilità infantili si nascondono in fantasie che spesso sfuggono a noi adulti.

Un testo che travolge e sconvolge, apre varchi interpretativi ma sono solo piccole, illusorie gallerie.

Il labirinto interiore resta invalicabile e questa scelta dello scrittore diventa un interrogativo che continua a trafiggere le nostre menti.