“Dieci storie quasi vere” Daniela Gambaro Nutrimenti

 

“Il mondo è pieno di cose che si compiono in automatico, seguendo una procedura ormai acquisita e ripetitiva, e che hanno conseguenze inaspettate, più o meno gravi.”

 

“Dieci storie quasi vere”, pubblicato da Nutrimenti, evidenzia ed ingigantisce gesti e abitudini che diamo per scontati.

Rilegge un ricordo, un’ossessione, un viaggio cercando di cogliere l’inatteso.

Quel misterioso evento che permettere di svelare la linea sottile tra felicità e infelicità,  dolore e gioia.

Racconti che all’apparenza sembrano quotidiane rappresentazioni di esistenze normali, ma installano il dubbio che qualcosa non procede secondo la rete ordinata di giorni uguali.

La delusione nel non ritrovare più l’innocente complicità dell’infanzia, l’insoddisfazione di una moglie, la passione per i nativi d’America: piccole bolle che non riescono a galleggiare in superficie.

Restano come frammenti sparsi che vorrebbero andare, senza direzione.

“Forse scoprirò un nuovo modo di sorprendermi…”

La raccolta, finalista ad Premio Calvino 2019, dove ha ottenuto la menzione speciale, intacca la normalità, mostra le fragilità e le solitudini.

La paura di essere madre, la colpa per un errore fatale, la distanza tra genitori e figli sono narrati con semplicità e al contempo con un’osservazione dilatata sui dettagli emotivi.

L’esordio narrativo di Daniela Gambaro convince perchè ha una voce diretta, un parafrasare veloce e arguto.

“Una stanza in più” non è solo il titolo di uno dei racconti, è il luogo dove potremo finalmente abitare.

“Bianca, pulita e vuota: gravida di attesa.

Era uno spazio rilassante, dove si poteva portare una sedia e rimanere seduti senza capire quanto tempo fosse passato da quando le palpebre si erano chiuse.”

Mostrarci a noi stessi e agli altri senza maschere ingombranti.

Noi abbracciati stretti alle luci improvvise che scompongono il buio.