“Crepitio di stelle” Jón Kalman Stefánsson Iperborea

“Le parole sono pericolose, possono esplodere.”

“Crepitio di stelle”, pubblicato da Iperborea e tradotto da Silvia Cosimini, è un gioco di immagini che si slanciano libere di costruire associazioni.

È la memoria che affiora lenta e si espande delicata.

Saga dove quattro generazioni segnano con le loro quotidianità un arco di tempo che sembra infinito.

È questa la scrittura intrisa di magia di Jón Kalman Stefánsson.

Partire da piccoli frammenti e costruire un affresco dove ogni pennellata è studiata, armoniosa, trasparente.

E la luce illumina i personaggi tratteggiati con cura.

Il nonno, inquieto, sognatore, visionario regala il sentimento antico della ricerca di nuovi approdi.

La nonna sempre pronta a perdonare i tradimenti, ad affrontare le difficoltà.

Il padre, compagno timido, è sullo sfondo.

La madre, stella che si perde nei cielo insieme agli angeli.

“Benedetta sia lei che probabilmente ha rinunciato alle avventure, ai violinisti dai capelli scuri, ai baristi sorridenti, alle stradine strette delle grandi città, lei che mi ha dato alla luce tra dolori tremendi.”

La matrigna, figura oscura, ingombrante ed immobile statuina.

“Il silenzio di questa donna è un oceano sterminato che è difficile attraversare.”

A riordinare la trama e a trasfigurarla è il bambino e nella sua innocente e fantasiosa interpretazione della realtà c’è tanta poesia.

“Ho sette anni, faccio fatica a fare i conti, non ricordo quali paesi confinano con la Francia, figuriamoci con la Svizzera; non ho un vocabolario per descrivere gli sguardi.”

Sostituisce una verità dolorosa con la fantasia creando un mondo dove gli oggetti hanno anima e voce.

Lo scrittore presenta figure che non sono nemmeno “una virgola nella storia” e le rende immortali.

La forza della trasformazione sta nella capacità di provare sentimenti, di muoversi tra mille difficoltà con la mente pronta a vagare.

L’amore ha il sapore di una favola bella e i respiri si congiungono e le mani si cercano.

Una domanda attraversa il testo: può il tempo cancellare i legami?

Può coprire di oblio luoghi e persone?

La risposta è nascosta tra le righe, come un dono prezioso per chi non si accontenta di foto color seppia e vuole invece andare a fondo, scavare, cercare le proprie radici.

Un libro da leggere per scoprire se è vero che non ci sia “nessun inizio, nessuna fine, solo un moto incessante, una distanza infinita e nient’altro.”