Incipit tratto da “L’esile filo della memoria” Lidia Beccaria Rolfi Einaudi Editore

 

 

“Hanno chiamato fuori tutte le donne giovani: non c’è piú da farsi illusioni ormai, non si parte con la Croce rossa ma si tratta di un trasporto di lavoro.

Ilse mi protegge: riesco ad entrare in dormitorio e mi nascondo al terzo piano con Pina e Maria. Mariuccia e Adriana sono a lavorare in cucina; ma non c’è scampo, l’Aufseherin visita con la pistola e il cane tutto il blocco.

Ci rifugiamo sotto il letto, aspettando che Ilse venga a dirci qualcosa… bisogna scendere, perché il pericolo si fa grande e, cambiate in donne di pulizia, s’incominciano a fare i lavori del blocco.

Intanto Pina va in cucina e io, rimasta sola, vado a cercare i bidoni con Sonia che mi ha dichiarata di nazionalità austriaca.

Le ore passano lente, si vive in un’ansia spasmodica, con il terrore di partire da un momento all’altro.

Quando ritornano le lavoratrici dalla Siemens i nervi si distendono, c’è la speranza di dormire ancora una notte al blocco e intanto si cerca di mangiare qualcosa per calmarci e occuparci.

Tornano le compagne dalla cucina, i pacchi sono pronti, ci si sdraia sul letto già vestite e pronte ad ogni chiamata.

E l’ordine arriva verso le otto: bisogna uscire dal blocco ma non si parte ancora.”