“Il silenzio” Don DeLillo Einaudi Editore

 

“Quando un elemento mancante viene a galla senza l’ausilio di un supporto digitale, ognuno lo annuncia all’altro con lo sguardo perso in lontananza, l’aldilà di ciò che si sapeva un tempo e che è andato smarrito.”

“Il silenzio”, pubblicato da Einaudi Editore e tradotto da Federica Aceto, è ricerca dell’anello di congiunzione tra pensiero e tecnologia.

Cosa succede se un inspiegabile back – out oscura gli schermi, i cellulari, i computer?

Il romanzo, ambientato nel 2022, si apre con due scenari differenti.

L’atterraggio di fortuna dell’aereo che riporta a casa Jim e Tessa è segnale di qualcosa di incomprensibile.

“Di colpo l’aereo cominciò a ballonzolare di qua e di là.

 

Lo sballottolio si fece violento e Jim guardava lo schermo e continuava a leggere, altitudine, temperatura esterna, velocità ma senza emettere suono.

Stavano sprofondando nel rumore.”

Diane e Max si preparano ad assistere alla finale del campionato di football insieme a Martin, “uomo perso nello studio compulsivo del manoscritto di Einstein del 1912 sulla Teoria della relatività speciale.”

“Successe qualcosa.

Le immagini sullo schermo cominciarono a tremolare.

Non era una normale distorsione del segnale: c’era un senso di profondità, forme astratte che si componevano per poi dissolversi secondo una cadenza ritmica, una serie di unità elementari che davano l’impressione di proiettarsi in avanti per poi retrocedere.”

La normalità va in frantumi provocando il vacillamento dei personaggi.

C’è un prima e un dopo che Don DeLillo descrive magistralmente.

Le parole diventano articolazioni senza senso, i gesti “per riempire il tempo” si trasformano in movimenti asincroni.

Ognuno si trova di fronte al se spogliato da ingombri, costretto a riscrivere simbologie e significati.

Voler circoscrivere la trama in un recinto angusto di ipotetiche spiegazioni mi sembra arbitrario.

Il testo contiene tutto, il vuoto e il pieno, il colore e l’ombra, la paura e il coraggio.

Distopico? Forse ma non importa.

Lo scrittore non vuole suggerire interpretazioni.

Ci interroga e si interroga sul ruolo della comunicazione, sull’assenza di suoni, sulle solitudini delle città.

Essere abbandonati “dalla logica comune”: “è questo l’abbraccio casuale che segna la caduta della civiltà mondiale?”

E se invece segna l’inizio di una nuova era dove la folla non è più macchia indistinta e si ritrova il gusto di confrontarsi con il vicino di casa, con l’uomo incontrato per strada?

Tornare a toccarsi, “abbracciarmi, parlare senza sosta.”

Forse è questa dimensione viscerale, diretta, colloquiale che ci manca.

Un testo che attraversa l’inconscio, sfida la noia e regala la certezza che “Il mondo è tutto, l’individuo niente.”

Insieme possiamo farcela.