“Queste voci mi battono viva” Tiffany McDaniel Atlantide

“Il paradiso è parcheggiato

sulla sommità del muro

su cui tutti noi abbiamo scolpito i nostri nomi.”

Un cammino nella speranza che “la strada arrivi abbastanza lontana.”

Enigma che si imprime sulla pelle.

“Campi nuovi da piantare” in attesa della rinascita.

Corpi contro corpi, rabbia per un sentimento non ricambiato, sorrisi forzati.

“Sono una musa per il re.

Gli offro i miei dolori e vanifico i miei sforzi

Di essere bella tra gli applausi.”

“Queste voci mi battono viva”, pubblicato da Atlantide, sono l’Alfa e l’Omega dell’universo femminile.

Danza di strofe che animano il silenzio.

Fiamma che distrugge il ricordo e la parola è strumento di purificazione.

Assenze e case vecchie e dannate.

Giorno raccolto in un pensiero.

“Mi sento piccola, nella clessidra

mentre faccio l’autostop lungo l’universo.”

Ogni ferita un fallimento mentre l’umanità si disperde nell’indifferenza.

Stelle passeggere, forse miraggi.

Seguire il ritmo dei demoni cullando “direzioni come un bambino che cresce in un senso e nell’altro,

verso immense ma tristi ragioni.”

Essere fantasma nudo, amante galleggiante, giocattolo frantumato.

Leggere le poesie di Tiffany McDaniel significa avere il coraggio di afferrare la metafora dell’esistenza.

Cogliere i barlumi di luce, perdersi nel buio di una percezione, correre inseguendo l’incertezza.

Assistere alle tante metamorfosi, incontrare Lucifero, accettare il peso del proprio corpo.

“Tengo l’universo tra le ginocchia.

Il suolo è duro e freddo.

Rocce incastrate nella mia pelle

che lasciano tatuaggi vuoti.

Questa notte non avrà mai giorno.”

Un canto intimo e un invito a guardare giù dentro le ferite.”