“Essere rosso” Javier Argüello Voland Editore

“La storia delle dittature e degli esili cela sempre tormenti molto più sottili che in genere restano nascosti dietro la portata del contesto, ma la verità è che la vita si gioca più in quei particolari che negli avvenimenti raccolti nei libri di testo.”

 

Javier Argüello in “Essere rosso”, pubblicato da Voland e tradotto da Francesco Ferrucci, racconta un secolo filtrando episodi personali e familiari.

Attraverso i ricordi dei genitori ricompone un amore che è stato alimentato dal sogno di un mondo migliore.

Dall’Argentina al Cile con l’ardore e l’entusiasmo di chi crede in un ideale.

“Il sogno comunista accese le speranze del mondo intero, o almeno una parte.

E diffondendosi nel mondo attraversò l’oceano e arrivò in America, e dal Messico Zapatista scese lungo la Cordigliera delle Ande per incontrare il sangue di Túpac Amaru e del Che.

E si diffuse nelle foreste e sugli altopiani fino a raggiungere l’immensità della pampa.”

È il 1959 e su una nave diretta a Vienna si incontrano Lolita e Omar.

Li vediamo con i capelli al vento mentre leggono le poesie di Whitman, sentiamo l’empatia che li accompagnerà per tutta l’esistenza.

Li amiamo per la coerenza che è stata sempre fiaccola accesa.

Per i sogni che non si sono spenti, per il coraggio dimostrato durante la dittatura cilena, per il dolore subito quando hanno dovuto abbandonare l’Argentina.

L’autore riesce ad equilibrare più piani narrativi senza disorientare il lettore.

Passato e presente si frantumano in episodi che sanno essere universali.

Il libro è carico di nostalgia ma lucidissimo nell’esporre gli eventi drammatici che hanno segnato l’America Latina.

Commovente l’episodio della caduta del Muro di Berlino.

“Vedemmo le lacrime negli occhi di quanti si incontravano.

Vedemmo famiglie riunirsi dopo anni di separazione e gente di tutte le età buttare giù il muro.”

Il testo ha il pregio di sviluppare un’analisi geopolitica molto puntuale analizzando cause ed effetti della fine del comunismo, del golpe cileno e delle responsabilità individuali che hanno portato al capitalismo.

“Raccontiamo le nostre vite – come sto facendo io adesso – con la speranza di riuscire a dargli un senso che in realtà non hanno, e releghiamo gli episodi più dolorosi in sotterranei dimenticati, sperando così di liberarci da essi.

E invece li lasciamo in eredità ai nostri figli.”

Una consegna a volte dolorosa ma necessaria che permette l’immortalità.

Non possiamo ignorare le parole dello scrittore:

“Possiamo confidare nell’essere umano?

Possiamo confidare che prima o poi tenga più in considerazione il prossimo di quanto non abbia fatto negli ultimi millenni?”

Dobbiamo credere nell’uomo nuovo.

Da leggere e rileggere

“Per sentire che non è tutto perduto e per pensare che, anche se lo fosse, dovremmo provarci lo stesso.

Per testardaggine e per obbligo.

Per non ignorare il peso di ogni granello di sabbia.

Per abbracciare la distanza tra il primo secondo e l’infinito.”