“Anne – Marie la Beltà” Yasmina Reza Adelphi Editore

Yasmina Reza è funambola della parola.

Maga nel dare forma a trame che nascono dal nulla.

Capace di incantare e intrappolare in storie che crescono di intensità pagina dopo pagina.

Coreografa e sceneggiatrice, trasforma ogni scena in un perfetto ingranaggio letterario.

In “Anne – Marie la Beltà”, pubblicato da Adelphi e tradotto da Ena Marchi e Donatella Punturo, il monologo della protagonista ha suoni cangianti.

Ex attrice, alla morte della collega Giselle Fayolle, si rivolge ad ipotetici giornalisti.

Un gioco spericolato che solo una Maestra sa reggere in maniera brillante.

Frasi brevi, svolazzi di pensieri, ricordi amplificati dalla nostalgia.

Punteggiatura misurata a scandire un ritmo discontinuo.

Ironica, tagliente, malinconica: un continuo cambiamento emozionale.

“Io avevo un marito senza lode e senza infamia

Il suo chiodo fisso era ridipingere l’appartamento

Voleva sempre ridipingere, ridipingere le stanze, rinfrescare le pareti

Lo esaltava.”

Una lente di ingrandimento impietosa nel descrivere i personaggi e la capacità di coglierne le piccole follie.

L’autrice ha il dono di rappresentare con sarcasmo l’animo umano, stemperando le zone buie con un linguaggio scorrevole.

La passione per il teatro brucia dentro, vince ostacoli, immagina parti mai recitate.

“Non bisogna commiserarsi

Sul palcoscenico non ci si lascia dietro niente.”

La voglia di vivere esplode e non si spegne, è un cero che illumina chi legge.

Mi piace pensare che il messaggio forte sia racchiuso in:

“Non vedo cosa ci sia di positivo nel fatto di essere adattabili all’infinito.”

Un invito a continuare a modellare sogni anche se impossibili.