“Dopo la pioggia” Chiara Mezzalama Edizioni e/o

“Ci ritroviamo a vivere sulla Terra in tempi confusi, torbidi e inquieti.

L’obiettivo è diventare capaci di articolare una risposta accanto a chi, della nostra specie, è troppo sicuro di sé e del mondo.”

Le parole di Donna Haraway, scelte come esergo di “Dopo la pioggia”, pubblicato da Edizioni e/o, offrono una delle chiavi di lettura di un romanzo che apre diverse finestre sull’interpretazione della contemporaneità.

Ettore ed Elena, un amore sbilenco, affaticato.

Un’altra donna, amante che appare come vestale di una nuova nascita.

La ferita della moglie, il senso di impotenza mescolato alla rabbia.

Il bisogno di fuggire, di ritrovare nella casa d’infanzia “le parole che l’avrebbero aiutata a dar forma a quella sofferenza intollerabile che spazzava via ogni altro pensiero.”

Una violenta tempesta fa esondare il Tevere ed il fiume diventa metafora di separazione.

Su sponde opposte ognuno deve cercare non l’altro ma sè stesso.

Chiara Mezzalama delinea un paesaggio apocalittico con immagini vivide.

La Natura si ribella alla violenza degli uomini e fa sentire la sua voce.

È tempo di entrare in una dimensione nuova, imparare ad ascoltare il ruggito della terra.

L’originalità sta nel permettere ai personaggi di raggiungere con tempi diversi la consapevolezza che bisogna sentire il dolore degli alberi, avvertire il tumulto delle acque, coglierne il messaggio.

La relazione affettiva deve essere rivista e in questa rivisitazione sono coinvolti i figli.

Giovanni e Susanna non accettano il ruolo di vittime, sono giovani e in maniera empatica sentono che “i fenomeni climatici si stanno estremizzando.”

In questa avventura personale e collettiva gli incontri saranno semi per una rinascita.

Bisognerà attraversare il sentiero scosceso delle scelte e imparare ad accettare che ci sono diverse forme d’amore.

La scrittura è nitida, densa di messaggi.

Le descrizioni molto suggestive si spingono sempre agli estremi.

Un avvertimento che è anche una provocazione.

“Dobbiamo diventare più che mai flessibili, ricominciare a guardarci intorno, gli umani lo hanno sempre fatto dopotutto, è solo da qualche decina di anni che ci siamo convinti che tutto dovesse adattarsi a noi, ma non funziona così.”

Sta a noi coglierlo.