“Quel luogo a me proibito” Elisa Ruotolo Feltrinelli Editore

 

“Un giorno mi sono ritrovata a incolonnare le cifre del mio vivere mentre gli altri tiravano la linea del bilancio.”

Le parole sono come torrenti impazziti, acque che cercano il mare, venti che spazzano via la quiete.

“Quel luogo a me proibito”, pubblicato da Feltrinelli, è ardore che si è nascosto negli anfratti della vergogna.

Suono scostante e disarmonico di una famiglia incapace di cedere al sentimento.

Paura di sporgersi e scoprire il Male.

Isolamento automposto come condanna da espiare.

Infanzia, spiaggia desolata.

Adolescenza soffocata con gestualità che negano la femminilità.

Corpo che rifiuta il desiderio in una lotta costante con la razionalità.

L’incontro con Andrea sembra salvezza, ma è solo tentativo estremo di capire un universo diverso, fatto di risate e brutalità.

Dove non esiste il tempo con le sue scadenze.

Dove l’attimo è esperienza.

Elisa Ruotolo ci affida un’esistenza invitandoci ad ascoltarne lo straziante monologo.

Ci chiede silenzio perché la sua scrittura sa colmare le distanze tra noi e la sua protagonista.

“Le femmine invece dovevano restare immobili, implumi, a credere di aver setacciato tra molte possibilità la vita ottenuta.”

La madre e la nonna sono poli opposti che non aiutano a trovare un proprio modello.

Ed è questa mancanza, questo orlo sfilacciato di “un presente inaridito” che vengono rappresentati senza pause, senza esitazioni.

Anima e corpo, due teche custodite come fossero tesori mentre i giorni imbiancano i capelli.

Resta il ricordo “di un oriente di troppa luce” e la voglia di allontanare l’innocenza.

Perfetto nell’accostamento di prosa e poesia, generoso nel regalare spiragli di una sofferenza che viene da lontano.

Forse è tempo di scrollarci di dosso il peso di ancestrali timori e sorridere al giorno con le sue incognite.