“Dalida Andarsene sognando” Tony di Corcia Clichy Edizioni

 

“Ero ambiziosa, e piena di sogni: i sogni di gloria erano sostenuti da un impellente desiderio di fuga.

Perciò mi sarei sentita come nel liquido amniotico cantando.”

“Dalida Andarsene sognando”, pubblicato da Clichy Edizioni nella edizione Sorbonne e curato da Tony di Corcia, è memoria di un’artista conosciuta e amata nel mondo.

Omaggio ad un’anima inquieta che nel canto e nel cinema ha espresso la forte personalità.

Determinata a cambiare il destino di figlia di immigrati calabresi, passo dopo passo esce dall’anonimato.

Costruisce il suo personaggio sapendo di poter contare solo su se stessa.

Suggerisco di leggere con attenzione la “Biografia essenziale”, aiuterà a comprendere le difficoltà, i colpi bassi che la vita le riserverà.

“Il 26 gennaio 1967 partecipa al Festival di Sanremo in coppia con il cantautore Luigi Tenco per sostenere la sua “Ciao bella ciao”, che non arriva in finale: Tenco rientra nella sua stanza all’Hotel Savoy e si suicida.

Il corpo viene ritrovato proprio da Dalida, che viene allontanata dalla stanza e fatta ripartire per la Francia.”

L’ombra della morte diventerà compagna fedele fino all’epilogo tragico.

La musica è sempre stata ancora di salvezza, luce nel buio, sorgente di pace.

Le canzoni sono graffianti, cariche di tonalità.

E quelle ultime parole: “La vita mi è insopportabile, perdonatemi” sono l’abbraccio virtuale, il saluto al suo pubblico.

Impossibile interpretare un gesto così drammatico ma non è questo l’obiettivo del testo.

Si rende onore ad una donna che ha lottato contro i suoi fantasmi vivendo senza compromessi o concessioni contrarie alla sua coscienza.

È stata accompagnata dalle sue angosce, ha saputo raccontare il male di vivere.

Mi piace ricordarla sul palco luminosa e misteriosa:

“Andare via lontano

Cercare un altro mondo

Dire addio al cortile

Andarsene sognando.”