“Lanny” Max Porter Sellerio Editore

 

“Arrivò il suono di un canto,

Caldo di fiato creaturale,

E lui si è accoccolato contro di me,

Mi si è appollaiato in grembo,

Mi si è stretto al collo.”

Ballata, poesia, testo teatrale, favola: difficile stabilire un genere.

“Lanny”, pubblicato da Sellerio Editore e tradotto da Marco Rossari, è sperimentazione di più stili.

Un gioco letterario e artistico che conduce il lettore negli spazi sconfinati della creatività.

Un bambino che “assimila tutto quello che ascolta, assorbe i suoni di questo mondo e tira fuori i coriandoli di un altro mondo ancora.”

Nella purezza che disorienta si intravede ciò che dovrebbe essere l’infanzia.

Tempo in cui tutto è possibile, Paradiso delle scoperte, spazio senza confini.

Gli adulti sono solo spettatori incapaci di salire sul palco della vita, manovrati da frenetici orologi, incatenati a schemi che non prevedono l’imponderabile.

“Siamo piccole scintille arroganti in uno schema grandioso.”

Max Porter scrive un testo provocatorio, libero nella forma, sghembo nella narrazione.

Introduce un personaggio, Fanghiglio Frondoso, che spezza a tratti la struttura, un folletto forse e la coscienza di tutti noi.

Malizioso, irriverente, cuce e distrugge il linguaggio, inverte la traiettoria della normalità, propone visioni, allude al “grandioso trucchetto della specie.”

“La memoria ondeggia come un timone difficoltoso, poi si solleva di schianto e prende il vento.”

Frasi che arrivano come turbolenze, stralci di pensieri che ondeggiano creando un senso di spaesamento.

Anche la scomparsa del piccolo protagonista sembra un film che stona con il contesto.

E la ricerca diventa evento vissuto con quella difficoltà ad entrare nelle storie altrui.

Il ritmo non accelera, mantiene una cadenza costante mentre appaiono immagini che sembrano diluizioni annacquate di emozioni.

Nella frammentazione del linguaggio, nella Natura che si illumina assumendo contorni sfilacciati, nei sensi di colpa dei genitori si cerca un finale.

La capacità dello scrittore è proprio quella di stimolare la curiosità, invitare a non fermarsi alle apparenze.

Una cosa è certa, vorremmo anche per poche ore vivere con gli occhi innocenti di un ragazzino che ascolta gli alberi e crede nella forza delle idee.