“Davanti al dolore degli altri” Susan Sontag Nottetempo

 

“La guerra lacera, spacca.

La guerra squarcia, sventra.

La guerra brucia.

La guerra squarta.

La guerra rovina.”

“Davanti al dolore degli altri”, pubblicato da Nottetempo e tradotto da Paolo Dilonardo, ci costringe ad interrogarci sulla rappresentazione della guerra.

Attraverso un viaggio fotografico molto interessante ripercorriamo le brutalità che in ogni parte del mondo hanno portato morte.

I combattimenti tra serbi e croati, la Guerra Civile Spagnola, la Guerra in Vietnam: solo immagini sfocate e distanti?

Quanto ci siamo adattati all’orrore?

Cosa ci comunica una foto e quanto la didascalia può compromettere la veridicità?

Susan Sontag ci provoca, ci turba, ci incita a cogliere la differenza tra realtà e finzione.

A sentire lo squarcio delle carni lacerate, a provare pietà e a rimuovere l’indifferenza.

Le parole sono modulate da una ricerca che non è solo saggistica.

È la partecipazione e la rabbia, lo sguardo colmo di angoscia di fronte a fotogrammi che ci lasciano indifferenti.

“Che cosa significa protestare contro la sofferenza rispetto al semplice prenderne atto?

L’iconografia della sofferenza ha un lungo pedigree.

Le sofferenze in genere considerate degne di rappresentazione sono quelle imputabili all’ira, divina o umana.”

Dalla passione di Cristo alla rappresentazione dei martiri cristiani l’arte è sempre stata molto esplicita, vissuta nella sua spettacolarità.

Diverso deve essere l’approccio con la foto che racconta un campo di battaglia ed è importante non lasciarsi ingannare dalla propaganda di questo o quel paese.

Un invito a costruire una memoria collettiva che ci permetta di entrare nella narrazione del passato.

Riflettere sulle responsabilità, costruire una coscienza etica e provare a dire “noi”, a sentirci coinvolti personalmente.

Solo così si potrà realizzare un mondo di pace.