“Spatriati” Mario Desiati Einaudi Editore

 

“Ho imparato a bruciare i sogni cattivi

Che lasciano cenere all’aurora insonne.”

L’adolescenza con i suoi turbamenti ha la magia di far andare indietro le pagine dei calendario.

Leggendo “Gli spatriati”, pubblicato da Einaudi Editore, riviviamo quel tempo in cui tutto è indistinto.

E cercando di comprendere la scelta del titolo ci accorgiamo che Mario Desiati ha scritto un poema che travalica la narrazione.

Nel momento in cui le immagini si compongono scaviamo a mani nude nel campo nebuloso delle opportunità.

La perdita dell’innocenza ha il suono lieve di una melodia, la carezza delicata di una speranza.

Claudia e Francesco, il sole e la luna, diventano emblema di una generazione disorientata e confusa.

Nella luminosità della figura femminile c’è la leggerezza di una ricerca.

Mi piace pensare che questa giovane donna incarni il cambiamento, sia il piccolo germe di una ribellione.

In Francesco rivedo quelle incertezze, quei passi stentati di chi vuole scegliere un percorso ma non sa come superare gli ostacoli.

Sullo sfondo due famiglie infelici che si intrecciano in una spirale dolorosa.

Lo scrittore ha uno sguardo profondo che abbraccia  la relazione amorosa nelle sue più buie e misteriose alchimie.

Mostra senza infingimenti la fastidiosa gabbia di un perbenismo schematico, senza vie di uscita.

Entra nella spettacolarizzazione di una religione rituale, inabissata nel culto del peccato originale.

“Mentre lei cercava tracce rilevanti in ognuno dei suoi uomini, io fuggivo la rilevanza, sostavo nelle mie relazioni sul confine tra un affetto sbiadito e l’amicizia impudica.”

Dove finisce la complicità amicale e inizia la passione?

Quanto costa fuggire da una Terra che non sa inventarsi il progresso?

Fuggire o restare, cercare altrove risposte, mentre “la nostalgia non è altro che un piacere distillato e persistente.”

“Esisteranno sempre frontiere da onorare.”

Frase forte che fa virare il romanzo verso una rappresentazione culturale e sociale molto scomoda.

Ed è questo l’obiettivo di un autore che vuole scuotere le coscienze.

Dal privato al pubblico, dal soggetto alla folla, dal presente sghembo e disorientato a una visione complessiva tridimensionale.

“Cantiamo canzoni e recitiamo versi più vecchi di noi

Siamo fuori dal tempo e abbiamo l’illusione di essere salvi.”