“Campo di battaglia” Jérôme Colin Einaudi Stile Libero

 

Il bambino che hai carezzato, abbracciato, coccolato è stato sostituito da un adolescente ribelle.

Vorresti trovare le parole per spezzare la sua ribellione, ricordargli che vuoi proteggerlo, aiutarlo a non precipitare.

Fermare la sua corsa verso il futuro, rassicurarlo e stringerlo forte.

Entrare nei suoi pensieri confusi, raccontargli di te ragazzino.

Alla donna che ami da vent’anni vorresti dare le certezze di una storia solida e felice.

Il protagonista di “Campo di battaglia”, pubblicato da Einaudi Stile Libero e tradotto da Simona Mambrini è la perfetta rappresentazione della famiglia contemporanea.

Una commedia divertente che smonta l’idea utopica di perfezione.

Il nucleo familiare come fucina di cambiamento, come spazio dinamico di confronto e scontro.

Ogni personaggio sente il disagio di un tempo che offre poco spazio alla creatività, offrendo modelli educativi statici, ritmi quotidiani scanditi da obblighi.

Mentre il paese è scosso da attentati terroristici il privato prova a rannicchiarsi  chiudendosi in sè stesso.

Non ci sono maestri o educatori, il silenzio penetra nelle mura e fa dilagare il senso profondo della solitudine.

Jérôme Colin scrive una storia bellissima, briosa, ironica e mai cinica.

Nei dialoghi veloci, nei monologhi introspettivi, nella ricerca di soluzioni c’è la passione di chi non si ferma solo ad osservare.

Vuole capire se esiste un dialogo alternativo tra padri e figli, se si può recuperare la fiducia e la stima.

Alla coppia che sta per disintegrarsi offre una possibilità di rinascita, indicando strade che tornano a convergere.

Uno sguardo sociale acuto, la ricostruzione di tragici episodi che insanguinano le strade: film dalle mille sfumature che convergono nel momento in cui si cresce insieme.

Imparare a “saper scegliere le battaglie giuste. Non sbagliare mai nemico” e ricordare che “il domani non è una certezza, al massimo un’eventualità.”