“Il grido di Giobbe” Massimo Recalcati Einaudi Editore

 

Siamo protagonisti insieme a Giobbe e il suo urlo è il nostro.

Lo conosciamo, ne abbiamo assaporato il gusto amaro, abbiamo sentito il tormento nostro e del mondo.

Ci siamo posti la stessa, tragica domanda: “Perché proprio io?”

“Il grido è il modo più estremo della domanda.

Non si articola nelle parole, non risponde alle leggi del linguaggio, non è adottato da nessun significante.

Esce dal corpo come un altro corpo.

È uno strappo, una lesione, una nuda voce.”

Difficile commentare “Il grido di Giobbe”, pubblicato da Einaudi Editore.

È  libro intimo, incontro con la fede,  rivisitazione dei nostri dubbi.

È  parola che si fa viva e scava facendo emergere substrati ideologici fuorvianti.

Porta in superficie il senso di abbandono provato di fronte alle avversità, colpisce la nostra arroganza di uomini retti, svela i nostri limiti.

Comprendiamo che non siamo padroni del dolore, che “la potenza di Dio non è la potenza del male, ma quella ontologica della Creazione.”

Mentre nella cultura greca ci si ferma ad accettare l’insensatezza e la crudeltà della sofferenza, l’uomo biblico si ribella e vuole un confronto diretto con il Padre.

In questo bisogno c’è una rivoluzione delle prospettive teologiche, si evidenzia “Il fallimento sintomatico della Legge.”

Una legge rigorosa che nell’antico Testamento punisce i cattivi.

Finalmente si ha una purificazione dalla colpa, dalla visione antropocentrica della religione.

Massimo Recalcati ci invita a confrontarci con la nostra visione del Creatore.

Dio con il suo Silenzio ci offre uno spazio di libertà, ci propone di scegliere, di accogliere o di negare l’amore incondizionato al Padre.

Un saggio che in ogni capitolo approfondisce il ruolo e l’interpretazione della psicoanalisi che considera il dolore non “come una mera alterazione del funzionamento del pensiero e del corpo, ma come luogo di una sofferenza singolare che veicola un significato cifrato, ovvero rimosso.”

Testo che fa rinascere, propone una sfida ad elaborare il tormento trasformandolo “in una esperienza umana e storica di senso.”

Dalla teoria teologica della retribuzione, dalla egoistica concezione di un’asservimento al bene per ricavarne il Dono alla libertà di accogliere la Parola, accostandoci alla Luce con cuore aperto.

Dalla teologia della maledizione alla rivelazione della Bontà.

Una lezione indimenticabile e indispensabile: vivere con consapevolezza il tempo della scelta.