“Gli aerostati” Amélie Nothomb Voland

 

“Stesa sul letto, immaginavo di essere un tram, non tanto per chiamarmi desiderio, quanto per non conoscere la mia destinazione.

Mi piaceva l’idea di non sapere dove stessi andando.”

Amélie Nothomb con questa frase preannuncia sorprese.

Conoscendo le sue opere sappiamo che sa capovolgere le trame, improvvisare finali inaspettati, giocare con la psiche dei personaggi.

I suoi libri sono una rivelazione del senso autentico della vita, a volte crudele, doloroso.

Gli aerostati”, pubblicato da Voland e tradotto da Federica Di Lella, è una scommessa letteraria di raffinato pregio.

Ange è una studentessa universitaria, solitaria, amante della filologia, lettrice vorace.

Accetta di dare ripetizioni a Pie sperando di fargli superare la dislessia.

“Non aveva mai letto un libro!

Darne la responsabilità alla scuola mi sembrava un pò riduttivo.

I genitori non avrebbero potuto prendere l’iniziativa?”

Come compiere il miracolo e stimolare la passione per la lettura?

Trasformando le storie in occasioni di confronto, rileggendo i personaggi con spirito critico.

Ed ecco che l’Iliade, l’Odissea permettono “l’identificazione”.

Superato questo scoglio la voracità del ragazzo è sconvolgente.

L’interpretazione della “Metamorfosi” di Kafka, l’amore narrato in “Il diavolo in corpo” di Raymond Radiguet rappresentano l’approccio vero alla Cultura.

La scrittrice non si ferma a questo stadio già molto intrigante.

Fa entrare in scena i genitori del ragazzo mostrando il volto deforme di una borghesia che non conosce i propri figli.

È necessario che lo scontro tra generazioni non sia intrappolato dal silenzio ma forse non è più tempo di parole.

Nel finale colpa non coincide con pentimento, paternità non è oppressione.

Un romanzo dove l’esperienza si costruisce vivendo, l’amore può essere un volo di farfalla.

Si impara tanto e si comprende che l’innocenza è solo un’illusione.